MbS si rende conto chiaramente di essere stato giocato sia da Trump che ora da Biden.
Le placche tettoniche del Medio Oriente e della geopolitica eurasiatica si stanno spostando e le implicazioni sono sbalorditive.
La strategia geopolitica di Washington negli ultimi due decenni è stata quella di accendere i conflitti e portare l’intero Medio Oriente nel caos
Ora il regime saudita sotto MbS sembra avviarsi a una svolta importante da quella guerra sciita-sunnita per il dominio del mondo islamico, perseguendo la pace con i suoi nemici, compreso l’Iran.
MbS e i sauditi stanno chiaramente guardando alle spalle con Washington e si stanno muovendo per disinnescare più zone di conflitto che li avevano portati in un vicolo cieco scritto dagli Stati Uniti
Per Teheran la domanda è se sia meglio fidarsi di un riavvicinamento con gli stati arabi sunniti del Golfo a guida saudita, o fare affidamento su Washington, il cui curriculum di promesse non mantenute è sottolineato dalla loro catastrofica uscita da Kabul
Il drammatico crollo della presenza statunitense in Afghanistan dà a tutte le parti una chiara idea che, indipendentemente da chi sia il presidente degli USA, i poteri istituzionali statunitensi dietro le quinte perseguono un programma di distruzione e non si può più fare affidamento sulla fedeltà alle loro promesse di sostegno
La Russia è l’unica grande potenza militare straniera che ha mirato a porre fine alle guerre per procura sunniti-sciiti e a creare stabilità in tutta l’Eurasia nel Medio Oriente, una sfida diretta alla strategia Cebrowski-Barnett di Washington di deliberata instabilità e caos
È chiaro che la monarchia saudita ha capito, soprattutto sulla scia del brusco abbandono dell’Afghanistan da parte di Biden ai talebani, che la continua dipendenza da un ombrello di sicurezza statunitense di cui ha goduto dagli shock petroliferi degli anni ’70, è un’illusione sbiadita
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