🌍 *IL MICROCHIP SI È FERMATO A MELFI*
⛔ *Stop alle macchine*
Da oggi lo stabilimento FCA di Melfi e i suoi 7.000 dipendenti si fermano per una settimana. A causare lo stop non è un nuovo calo della domanda ma la *mancanza di semiconduttori*, microchip fondamentali per la loro produzione.
Ma non è solo FCA, anzi: molte case automobilistiche sono costrette a lavorare a singhiozzo, da Ford (che dovrà produrre 1 milione di auto in meno quest’anno) fino a Volkswagen (che ha fermato la produzione di SUV in Messico). E *quella dell’automotive è solo la punta dell’iceberg* della scarsità mondiale di semiconduttori: il settore conta “solo” per il 10% della domanda, il 35% arriva dal settore delle telecomunicazioni e il 30% dalla produzione di computer.
📱 *"My country first”...*
La crisi odierna ha una duplice origine. Da un lato, la pandemia ha spinto le aziende a *riorientare la produzione verso chip per dispositivi elettronici* (sempre più richiesti). Dall’altro, una ripresa economica più rapida del previsto ha richiesto un’accelerata improvvisa.
La produzione mondiale si concentra in pochi paesi: Corea del Sud (27%), Taiwan (23%) e Giappone (16%). *Cina, Europa e Usa producono meno di quanto consumino*. E se il nostro automotive e quello americano “piangono”, Pechino (maggiore importatore mondiale) non ride.
Di fronte al boom della domanda, i produttori hanno privilegiato i mercati interni e imposto un *rallentamento dell’export*. Quasi come con i vaccini: un “nazionalismo tecnologico” che colpisce quelle regioni sprovviste di capacità produttiva di riserva.
⚔️ *… o geopolitica del silicio?*
Così come per i vaccini, anche per i semiconduttori i paesi provano a *far tornare “locali” filiere che ormai erano “globali”*. Anche se, come per i vaccini, l’operazione richiederà tempo.
Intanto, alla competizione per accaparrarsi i pochi chip sul mercato si sommano tensioni geopolitiche: *Taiwan, ai ferri corti con Pechino*, sforna il 70% dei chip necessari all’industria automobilistica mondiale. Così, secondo l’Economist la Cina potrebbe finire per muovere guerra a Taiwan, protetta dagli Stati Uniti, solo per risolvere un “naturale” collo di bottiglia produttivo.
Se lo scenario a oggi resta poco probabile, i venti di guerra dimostrano i *nervi tesi dei “grandi” del mondo*. Anche quando si parla di “micro” chip.
_Nell’ISPI Daily Focus di questa sera: la seconda ondata della pandemia in India. Su_
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