Cosa cerchiamo veramente? I modelli di vita. Meditazione sul mediato e l'immediato dell'esistenza.

Secondo il romanticismo tedesco, che fu anche di Goethe per un certo tratto, l’individuo è felice quando raggiunge il proprio destino (Schicksal) quando ossia, seguendo l’apoftegma che prima di essere di Nietzsche fu di Alberto Magno (c’è una continuità impressionante nella filosofia tedesca!), egli “diventa ciò che è”, ossia quando tutte le linee della propria esistenza reale obbediscono o combaciano con le linee della propria esistenza ideale: ciò per cui egli è nato e per cui si sente intimamente vocato. Forte è perciò nell’approntamento della propria esistenza obbedire al richiamo della propria missione-vocazione (Sendung), rispondere alla "chiamata", perché solo la soddisfazione di essa ci rende felici. Diventare effettivamente ciò che si è, far combaciare il reale con l'ideale, dunque.

Ma alle nostre latitudini, resta comunque vero che il perseguimento di qualsiasi ideale chiede individui forti e consequenziali, individui che abbiano un capitale emotivo e intellettuale all’altezza del proprio destino, e che soprattutto siano stati in grado di vedere chiaro in sé stessi, che non siano stati sviati cioè da “modelli di vita” bovaristici che non erano i propri, non rispondenti al proprio capitale intellettuale e morale, e che siano stati perciò in grado di vedere in sé “immediatamente” e non “mediatamente” (che, insomma, non abbiano visto Steve McQueen e PERTANTO vogliano una vita come Steve MacQueen). Ma è possibile una vita totalmente immediata, scevra da modelli e dunque mediazioni implicite? Sia secondo Renè Girard per il quale, nel suo modello triangolare, forte è l'intervento del mediatore esterno, sia secondo Hegel, tanto per restare nell'area tedesca, no: «Questa opposizione tra immediatezza e mediatezza è una determinazione poverissima e vuotissima, ed è sciatteria estrema tenerla per vera opposizione; solo il piú arido intellettualismo può ritenere che un’immediatezza possa essere qualcosa per sé, senza mediazione in se stessa». Per Hegel l'immediato è sempre mediato e l'incondizionato condizionato. ("Lezioni di storia della filosofia")

Ma chi sono io veramente? Qui ci sono scene comiche. Si giocano grandi equivoci. C’è soprattutto il cosiddetto “violon d’Ingres”; sì il grande pittore Ingres per tutta la vita si credette un violinista, pensava che “dentro” di sé ci fosse un violinista e non un pittore. E Goethe stesso andò a zonzo da botanico a cercare la Urpflanze, la pianta originaria dalla quale tutte erano scaturite. Quindi non sempre è facile seguire la propria vocazione se non si riesce neanche chiaramente a vederla.

Seguire la propria vocazione dunque, la propria Sendung? Ammesso che l’abbiamo chiaramente individuata, puntare tutte le proprie fiches su un solo numero può nel caso di vincita determinare l'en plein, a far “saltare il banco”, ma nel caso contrario a compiere una bancarotta rovinosa e senza rimedio. L’azzardo è sempre in agguato. Gli individui che non vogliono giocare così forte col proprio destino si adattano alle forme ordinarie del vivere. Preferiscono perdersi a rate piuttosto che tentare grandi azzardi, grandi scommesse. Io sono fra costoro.

Nelle forme classiche della letteratura di riferimento, soprattutto tedesca, la contrapposizione è da un lato tra una vita “romantica” alta e rarefatta, che si libra cioè nell’infinito (e anche nell’indefinito) dell’ideale, che spesso coincide con l’ARTE (leggere Thomas Mann e Goethe su questa traiettoria è per certi versi compiere una lettura speculare, Mann ne era ultraconsapevole) e dall'altro una vita ordinaria, che spesso è domestica e familiare. La contrapposizione è cioè tra vita estetica e vita etica, semplificando alla grossa. Nel caso di Mann essere omosessuale e artista e tuttavia "scegliere" di sposarsi e fare figli: negarsi inverandosi. Se l’artista è “un principe tra la folla", un aristocratico sconosciuto ai più, il coniuge è “l’eroe del quotidiano” di kierkegaardiana memoria.

Comments

Be the first to add a comment