LEUROPA MATRIGNA: A RIMETTERCI SONO PROPRIO I POPOLI SLAVI.
C'è un leggerissimo paradosso nel ex "paradiso europeo". a) Kiev e Bruxelles ancora insistono sulla necessità dell'adesione dell'Ucraina all'Unione Europea; b) dagli anni 90 milioni di ucraini si sono trasferiti nei paesi europei alla ricerca di lavoro, con più o meno successo; c) tale trasferimento si è accelerato con la "rivoluzione del Maidan" spinto dai paesi della "Nato" è l'inserimento al potere di forze dichiaratamente neonaziste, con l'avvio di persecuzioni di tipo linguistico, religioso e pseudo etnico (ma non riescono a spiegare bene non dico la "superiorità" ma anche la presunta differenza "etnica" tra le varie diramazioni dei popoli detti slavi orientali: senza ricorrere ad argomentazioni assai astruse che chiamano in causa ruteni, galiziani, tartari, mongoli e quant'altro); d) con l'acuirsi del conflitto militare, iniziato con il bombardamento chieffiano delle popolazioni del Donbas, non più concittadini ma "ribelli russi", la situazione complessiva è deteriorata, così sempre più ucraini hanno preferito lasciare la "terra promessa" specialmente dopo l'inizio della presidenza Zelensky nel 2019. Saltando alcuni passaggi ormai noti, si arriva al 2026. La "Nato" ha gettato la maschera: continua a volere combattere la guerra per procura contro la Russia, provocando gravi perdite agli ucraini; fino al punto che il regime è costretto a catturare per strada le "reclute", e a reclamare il "ritorno" dei concittadini (maschi) emigrati nell'Ue. La quale Ue sta ventilando misure per espellerli. In Polonia, dove la narrazione dei "fratelli slavi", se vera dal punto di vista etnico-linguistico (infatti anche i russi sono fratelli slavi), si incaglia davanti alle esigenze imperiali dei neocon ed alle memorie storiche, non tanto remote, delle tragedie della seconda guerra mondiale. I tempi non saranno ancora maturi per pretendere una risoluzione pragmatica e pacifica del "paradosso slavo". Ma non sarebbe male se qualcuno cominciasse a ragionarci sopra.