“L'Ucraina si sta sempre più affidando alle incursioni di droni e missili da crociera sulla
Russia come risposta asimmetrica alla preponderanza avversaria sul campo, cercando di ostacolare la produzione petrolifera e industriale del nemico. A Kiev sanno di non essere più in grado di ribaltare la situazione nei combattimenti terrestri. Perciò puntano tutto sulla destabilizzazione interna della Russia e anche i governi europei cercano di sottolineare i problemi causati dai raid ucraini, come le code degli automobilisti russi ai distributori di benzina, a secco a causa degli impatti di ordigni ucraini sulle raffinerie. Si spera in tal modo di diffondere fra i russi un senso di frustrazione e scontento nei confronti del governo di Mosca.

L’Ucraina è di fatto uno Stato fallito che sta in piedi solo grazie all'ingente contributo finanziario dei Paesi occidentali. Può sperare solo con la campagna aerea di spingere la Russia a un negoziato ritenuto accettabile. Ma Zelensky spera anche in Trump, che ultimamente ha irrigidito un po' la sua posizione nei confronti della Russia. È una conseguenza della sua sconfitta contro l'Iran, che il presidente americano cerca di far dimenticare in questo modo. Lo si è visto da molti indizi. Anzitutto la consegna all'Ucraina di un nuovo ordigno americano aviosganciato, considerato una via di mezzo fra un missile da crociera e una bomba guidata. È la cosiddetta Eram, o Extended Range Attack Munition, che ha una gittata massima di ben 450 km e una testata da 240 kg. Sembra che alcune Eram siano già state utilizzate in operazioni belliche dagli ucraini. Tale arma può essere considerata un'alternativa economica ai costosi missili da crociera Bgm-109 Tomahawk.
L'Eram è anche giudicata politicamente più
"accettabile" dei Tomahawk, la cui eventuale consegna a Kiev è per Mosca una "linea rossa", essendo missili di natura più strategica e anche in grado di montare una testata nucleare. Fra le altre iniziative americane, oltre alla reintroduzione di sanzioni al petrolio russo ci sono progetti del Congresso per rafforzare il supporto di intelligence all'Ucraina, specie come assistenza ai raid di droni, e per permettere a Kiev di utilizzare, come fondi per il riarmo, parte dei beni russi congelati all'estero.

I tanti prestiti dell'Unione europea all'Ucraina sono a fondo perduto, i contribuenti europei non rivedranno un euro! E già il governo della Bulgaria ha detto che non ha più nulla da dare a Kiev. Potremmo essere vicini al capolinea. La domanda fondamentale è capire che Ucraina ci ritroveremo alla fine della guerra. Cosa resterà in piedi fra le macerie. Quale sarà il peso economico e industriale di un Paese che non tornerà più, per molto tempo, alle condizioni prebelliche, se mai ci ritornerà. Chi conserverà influenza e convenienza economica sarà soprattutto l'America, seguita dalla Gran Bretagna. Le compagnie americane sono già da tempo in Ucraina e con accordi come quello sulle terre rare e simili si sono garantite una base d'interessi nello sfruttamento delle risorse del Paese. O meglio, di quelle poche risorse che rimarranno sotto l'autorità di Kiev, dato che ogni avanzata delle truppe russe, ancorché piccola, erode sempre più giacimenti, miniere e terre fertili ponendole sotto controllo russo e li rimarranno “

Gen. C.A. Maurizio BONI

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A questo punto sarà forse necessario pensare a qualcosa di più rispetto alla liberazione del solo Donbass.