Crisi ucraina. Ă arrivato al pettine il nodo dellâespansione NATO verso Est. Ă stato un errore strategico di prima grandezza che George Kennan, lâarchitetto della politica di contenimento dellâURSS nel secondo dopoguerra, definĂŹ âthe most fateful error of American policy in the entire post-Cold War era.â La Russia potrebbe accettare la presenza di unâalleanza militare a guida USA ai propri confini solo se fosse una colonia americana, guidata da un governo fantoccio, e/o si disgregasse in entitĂ politiche troppo deboli per opporsi alla volontĂ degli USA (è il caso dellâEuropa dopo la IIGM). Ve ne fu la possibilitĂ nel 1991, con lâimplosione dellâURSS; ma dopo un periodo di terribile sfacelo, la Russia ha ritrovato una direzione politica capace di difendere la sovranitĂ nazionale. La situazione è molto semplice. Nel 1823, gli Stati Uniti pubblicano la Dottrina Monroe: il Nord e il Sud del continente americano non sono piĂš aperti alla colonizzazione. Nessun paese del continente americano può stringere alleanze militari con potenze straniere. La dottrina Monroe formalizza una regolaritĂ strategica. Ogni potenza deve, per sopravvivere e conservare la propria autonomia, avere una zona dâinfluenza che la protegga. Chi non ha una propria zona dâinfluenza fa parte di una zona dâinfluenza altrui, e gli è subalterno (in forme diverse, dalla colonia allâalleanza). La Russia, che è una grande potenza, per restarlo ha bisogno di una zona dâinfluenza, e dunque non può accettare la presenza di unâalleanza militare straniera ai propri confini. Probabilmente ha scelto questo momento per iniziare il rollback della NATO perchĂŠ ritiene che a) la riforma delle sue FFAA e lâadozione di sistemi dâarma innovativi le aprano una finestra di opportunitĂ in caso di guerra b) gli Stati Uniti siano in difficoltĂ (conflitti interni endemici, ripetute sconfitte militari) c) in caso di scontro diretto, gli Stati Uniti rischierebbero una guerra su due fronti, se la Cina decidesse di cogliere lâoccasione per occupare Taiwan; o addirittura su tre fronti, se anche lâIran ne approfittasse. Lâerrore strategico dellâespansione a Est della NATO forma una coppia infernale con lâaltro errore strategico di prima grandezza commesso dagli USA, stavolta rispetto alla Cina. Dopo il crollo dellâUnione Sovietica, gli Stati Uniti non avevano piĂš alcun interesse a conservare lâalleanza con la Cina, che il presidente Nixon aveva opportunamente costruito in funzione antisovietica. Gli USA, invece, hanno infittito i rapporti economici e politici con la Cina, e addirittura hanno delocalizzato colĂ importanti settori della loro manifattura, alcuni dei quali direttamente collegati alla sicurezza nazionale; cosĂŹ aiutando fattivamente la Cina a sviluppare potenza economica, scientifico-tecnologica, militare, e a divenire insomma una grande potenza capace di minacciare la loro egemonia nel continente asiatico. Secondo logica capitalistica questa è stata una mossa razionale (teoria dei costi comparati di Ricardo). Secondo logica geopolitica è stata una follia suicida. La ratio della politica americana verso la Cina nei decenni seguenti lâimplosione dellâURSS è conforme allâideologia liberal-progressista. I dirigenti americani si sono raccontati che se la Cina fosse divenuta un paese ricco, si sarebbe trasformata in una democrazia liberal-capitalistica; e siccome le democrazie liberal-capitalistiche non fanno la guerra ma il pacifico commercio, la Cina sarebbe divenuta un utile e simpatico partner nel mondo a guida americana. In questa favola che i dirigenti americani si sono raccontati per addormentarsi meglio, e per incassare, da svegli, montagne di dollari, ci sono due elementi tolti di peso dal genere fantasy: 1) che quando un paese diventa ricco si trasforma automaticamente in una democrazia liberal-capitalistica, come se la tradizione culturale dei popoli contasse zero 2) che le democrazie liberal-capitalistiche non facciano la guerra ma il pacifico commercio (basta leggere un manuale di storia degli Stati Uniti per capire che non è vero).