Giuseppe Masala Chili
🌶
Editoriale di
Guido Salerno Aletta
su Milano Finanza di oggi dal titolo
"Occasione per l'Italia
: "La crisi energetica del ’73, che peggiorò strutturalmente ed in modo duraturo le ragioni di scambio a danno dei Paesi manifatturieri, incise profondamente sulle prospettive di sviluppo dell’economia italiana, in un processo di drammatica perdita di prospettive di industrializzazione per il Mezzogiorno e di ristrutturazione e produttiva e finanziaria che si andò snodando fino alla metà degli anni Ottanta, quando l’aumento vertiginoso dei tassi di interesse da parte della Fed segnò per un verso l’esplosione del debito pubblico e per l’altro la insostenibilità degli investimenti produttivi di lungo periodo che erano stati pianificati in una prospettiva di tassi reali negativi e di alta inflazione. E’ questo il contesto storico in cui vanno letti congiuntamente sia la fine della politica meridionalistica che si basava sul ciclo tradizionale di investimenti, che partono dall’industria di base siderurgica e petrochimica, sia la crisi delle grandi industrie pubbliche e dei complessi produttivi dei privati. (.....)"La Old Economy, tanto discara agli Usa, ha reso ricchi e potenti soprattutto i Paesi emergenti, come la Cina, mentre i benefici della New Economy si sono diffusi dappertutto. In questo snodo congiunturale, e soprattutto in questa prospettiva, si trova avvantaggiata l’economia italiana, che ha dovuto già abbandonare negli scorsi decenni l’assetto produttivo basato sulla grande industria: i grandi problemi di ristrutturazione sistemica, che hanno impatti enormi sul piano politico, economico, finanziario e sociale, ricadranno non solo la Germania, che si è basata prevalentemente sulla grande industria automobilistica e chimica, ma anche sui Paesi dell’Est europeo che si sono sostituiti a quelli meridionali nella industria pesante.
Mentre le piccole imprese commerciali avranno in tutta Europa le medesime difficoltà nel fronteggiare i rincari energetici e la scarsità di approvvigionamenti, l’industria italiana, che è caratterizzata da aziende di media dimensione, non sarà a chiamata ad operare scelte strategiche di enorme difficoltà e dai costi proibitivi. Si muoverà di conserva e si insinuerà nelle brecce: non sono certo i capitali che mancano.
C’è un terzo aspetto: è nella storica multipolarità , si badi bene non pluralità , delle fonti geografiche di approvvigionamento energetico la forza dell’Italia, che in questi mesi è tornata quanto mai utile anche se non se ne ricordano volentieri le matrici politiche che la originarono.
Diciamo tre volte di sì, a chiunque, ma poi facciamo sempre come ci pare: l’Italia va avanti perché è fatta così. "
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