Uno degli aspetti più interessanti della guerra economica in corso è quello relativo al Pil. Non basta avere il Pil numerariamente più grande per sbandierare una presunta superiorità economica. Se il pil di una nazione per quanto "piccolo" è fondato sull'energia, sui cereali, sui gas nobili come il Neon, l'Elio e l'Argon fondamentali per la produzione dei microchip, su metalli fondamentali per come il Nichel, il Rame, il Palladio e il Titanio e sull'acciaio e l'alluminio di base questa nazione può fermare il mondo o quasi. A maggior ragione poi se dall'altra parte abbiamo tigri di carta con il Pil apparentemente stratosferico ma fondato sul turismo, sulle pizzette, sui gelatti, sulle scarpe di marca o su prodotti industriali (pensiamo alla cantieristica e all'automotive) che per produrre devono alimentarsi proprio dal paese con il Pil apparentemente "piccolo". Insomma, il Pil non si misura solo finanziariamente ma si pesa anche. Spiegatelo alla Nathalie Tocci, che sostiene che la Russia è un paese marginale perchè ha il pil pari a quello della Spagna: se si ferma la Russia si ferma il mondo mentre se si ferma la Spagna non se ne accorge nessuno. Con tutto il rispetto per la Spagna, sia chiaro.
in situazioni di conflitto soldi e armi perdono contro risorse ed armi perché i soldi hanno valore se qualcuno ti da qualcosa in cambio, io ho sempre detto che paragonare il PIL dell'Italia a quello della Russia è un nonsense perchè è un confronto tra realtà inconfrontabili l'Italia non appartiene alla stessa categoria della Russia per evidenti limiti geografici e politici
Il punto è esattamente quello. Hanno “finanzializzato” tutto, convincendo le nazioni che i servizi erano il futuro. Oggi Davos dice ancora solo quello. E mentre lasciavano nazioni ricche di materie prime nella miseria totale, si prendevano tutto. Oggi la guerra è proprio quella. Se hai materie prime dovresti essere più ricco. Mentre noi con la truffa co2 pensiamo che non serva pjù neppure l’agricultura.