Ma quando non si dispone della potenza necessaria meglio far buon viso a cattiva sorte. e magari sfogarsi con le solite parole che nascondono un modo di intendere le cose semplicemente vergognoso: il passaggio di petroliere russe sarebbe per questo, come per altri governi di burattini, un’interferenza marittima della Russia, cosa assolutamente priva di qualsiasi senso.
Oh my god, che vergogna far passare delle navi attraverso la Manica, dove solo il nostro asso da bari può trovare posto. Ma qui si parla di missili, di cannoni di marines che queste navi russe trasportano e che possono impedire qualsiasi tentativo di abbordaggio. il fatto è che la marina britannica la quale un tempo dominava i mari, adesso è del tutto insignificante rispetto a quella russa e lo sarà anche se dovesse passare la legge che prevede un aumento degli investimenti per la Royal Navy.
A Londra non hanno ancora capito di giocare in un altro campionato, tanto che la Cina ogni anno vara un numero di navi militari superiore a quella dell’intera flotta britannica: è pur vero che una buona parte è destinata all’export (Russia compresa, a parte i sistemi d’arma), ma si tratta di navi nuove ad elettronica integrata, nulla a che vedere con i vascelli di modernariato in possesso di Sua Maestà . Persino la nostra marina, che di certo non ha mai brillato, è, per qualche verso, più aggiornata.
Ogni tanto questi signori vengono riportati alla realtà e questo dovrebbe far comprendere ai dirigenti russi e a quelli dell’intero Sud del mondo che in Occidente si capisce bene solo il linguaggio della forza, e che spesso quest’ultima è l’unica fonte di diritto che sussiste, come la vicenda iraniana dimostra oltre ogni dubbio. Non è certo un caso se in ambito anglosassone sia diffusa la formula might makes right, la forza fa il diritto.
Questa idea, sostanzialmente appartenente al diritto positivistico che separa in maniera assoluta la legge dalla morale (su questo ci sarebbe da dibattere all’infinito) è stata portata alle estreme conseguenze dal nichilismo contemporaneo e dal senso di onnipotenza delle classi dominanti occidentali che lo hanno creato.
E ovviamente la prima vittima è proprio quel diritto internazionale che in questa concezione è difficilmente collocabile. Ma ecco – ed è questo il dramma storico che si vive sia a Washington che a Londra e forse in altre capitali minori – quando manca la forza necessaria, le fondamenta su cui tutto l’edificio è stato costruito, diventa instabile e a rischio di crollo.