LA PIRAMIDE SOCIALE E I SUOI SCHIAVI
Come aveva detto bene Michel Foucault, oggi un pensatore deve operare e indagare come un archeologo. Sia in senso letterale che in senso figurato. In senso letterale deve andare alla ricerca dei cocci sparsi sotto terra per rimettere insieme la figura del vaso o riportare alla luce le fondamenta di un tempio ormai sparito e, grazie ad esse, ricomporne l’intera struttura architettonica. In senso figurato, l’archeologo è colui che fa un discorso sull’arché, vale a dire sui principi impliciti, ma non espressi, che rendono possibile un certo discorso, un insieme di credenze, l’affermazione di determinati valori come centrali per il vivere collettivo, le ragioni per cui diamo importanza a qualcosa piuttosto che ad altro.
Ebbene proviamo a fare uno scavo archeologico sulla demenziale e collettiva aspettazione politica che travolge la mente di quasi tutti e che, in vista di elezioni, assume caratteri quasi parossistici generando la credenza che un partito abbia la chiave per cambiare tutto e rendere finalmente la propria, individuale e irriducibile a nulla se non a se stessa (questa è la condizione “archeologica” della vita umana) vita qualcosa di nuovo, di rigenerato, di liberato.
Il fondamento archeologico di questa credenza è l’idea della “reductio ad unum” della realtà. Esiste una sola realtà, quella nella quale opera il principio di causa e che si traduce nell’esistenza di un solo mondo. Potrebbero esistere infiniti mondi, oltre a quello che conosciamo, ma in ogni caso sarebbero sempre copie conformi, ossia obbedirebbero alle medesime leggi causali che determinano il modo di essere del mondo in cui noi siamo. Questa è la pietra che regge tutto il colonnato ideologico sul quale riposa il comune pensare e ritenere. Si chiama immanentismo e suppone che non ci sia altra realtà che la realtà, ossia le forze che rendono possibile il nascere e il morire, il nutrirsi, il riprodursi, il camminare e il cantare. Se tu agisci su queste forze, grazie ad una conoscenza scientifica dei meccanismi che reggono i processi naturali, tu cambierai il tuo corpo e le aspettative che abitualmente hai accettato; allo stesso modo se cambierai la disposizione con cui a livello collettivo sono disposti i singoli nella piramide sociale, avrai di fatto cambiato la tua vita. E’ appunto il trasferimento nel sociale del principio archeologico secondo cui possono esserci infiniti mondi, ma in ogni caso saranno o funzioneranno come quello in cui tu abiti, perchè le medesime leggi e i medesimi stati materiali saranno il loro fondamento. Certo, Marte è apparentemente diverso dalla Terra, ma in realtà la natura dei suoi sassi e le leggi fisiche che valgono sulla Terra sono le stesse, per cui se si riuscisse a far scaturire acqua dalle sue profondità e generare in qualche modo un’atmosfera avremmo un pianeta anche nei dettagli eguale alla Terra, anzi forse meglio perché più mirato alle nostre esigenze. E’ quello che accade in politica. Siamo tutti eguali, l’uomo è come il mondo, è sempre uno cioè universale, anche se si presenta in miliardi di casi analoghi. Questi tasselli generano di volta in volta aggregati, per lo più sempre ingiusti perché non rispettano il fatto che ogni uomo è identico ad ogni altro uomo, che chiamiamo società, la quale sta in piedi perché il suo principio d’ordine è reso saldo da uomini e apparati che detengono il monopolio della forza e dunque correggono o eliminano tutti i tasselli sbagliati o non conformi. Se si riuscisse a far sì che l’apparato di comando e con esso coloro che lo dirigono si accorgessero di noi che ci sentiamo oppressi da come è disposta la piramide sociale, allora la nostra vita cambierebbe radicalmente e noi saremmo finalmente felici. (1/2)

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