Sappiamo già come va a finire. Moriremo, così come tutti quelli che amiamo, e alla fine giungerà la morte termica: tutto nell’universo smetterà di trasformarsi, le stelle si spegneranno e non resterà più nulla…L’esistenza umana, con tutto il suo clamore e la sua tracotanza, è destinata a un’eterna insensatezza. Ma non è con questo spirito che affrontiamo la vita… La cura per l’orrore è il racconto. Sarebbe impossibile comprendere la realtà umana senza storie da raccontare. Le storie riempiono le pagine dei giornali, affollano i tribunali, gli stadi, le stanze di governo, i cortili delle scuole, i videogiochi, i testi delle canzoni, i nostri pensieri più intimi e le conversazioni, intessono tutti i sogni che facciamo, anche quelli ad occhi aperti. Le storie sono ovunque.Le storie siamo noi. Sono le storie a renderci umani. Secondo una recente ricerca, il linguaggio si sarebbe evoluto principalmente per consentire lo scambio di “informazioni sociali”, fin dai tempi in cui vivevamo in tribù nell’Età della Pietra. […] Alcuni ricercatori ritengono che gli anziani fossero chiamati a svolgere un ruolo fondamentale in queste tribù: raccontavano storie di tutt’altro genere – su antenati eroi e spedizioni avvincenti, spiriti e magie – che aiutavano i bambini ad orientarsi nel loro mondo fisico, spirituale piuttosto che morale. Ed è proprio da queste narrazioni che ha preso forma la più complessa cultura umana. Quando iniziammo a coltivare la terra e ad allevare il bestiame, e le tribù diventarono stanziali fino ad aggregarsi lentamente in Stati, le storie tramandate dai vecchi davanti al fuoco si trasformarono in grandi religioni, capaci di tenere coeso un gran numero di individui. Ancora oggi le nazioni moderne sono definite soprattutto dalle storie che raccontiamo sulla nostra identità collettiva: le vittorie e le sconfitte, gli eroi e i nemici, i nostri valori distintivi e i nostri modi d’essere sono tutti codificati nelle storie che tramandiamo e in cui ci identifichiamo.