I PURI E GLI IMPURI.
Di Aldo Nove.

L’isterica contrapposizione bellica (psico bellica) è oggi tra “sani” e “non sani”. Storicamente non è una novità. Per fare degli esempi tratti dalla nostra millenaria storia, nei precetti biblici prima (Deuteronomio, Libro dei salmi) e nella storia dei Catari (che significa puri) il motivo era lo stesso: essere infetti o non infetti. Ma se questo concetto è stato legato innanzitutto a motivazioni e scelte religiose, oggi tali rimangono ma in veste epidemiologica e psicologica (considerando, oggi lo si fa, la psicologia come branca della medicina, e l’etica come un riflesso della neurologia: ad esempio, stigma della condizione del “nemico” non è un’opinione diversa, ma una sua condizione neurologica e quindi sanitaria: non “la pensa diversamente” ma “è depresso” etc.). Dal dissidio spirituale a quello clinico, dunque: nessuno può discutere del fatto che il Potere usi da sempre queste divisioni per istigare il popolo a scannarsi da sé, in particolare per espellere la parte di chi non gli è utile (i Catari furono massacrati da Santa Madre Chiesa nella prima, semisconosciuta crociata). Essendo oggi la maschera del Potere la Medicina eterodiretta dal Potere stesso (ma dietro la maschera, come sempre, ci sono i soldi, unico “oggetto di riferimento” del Potere), ci sono i puri di corpo, e di conseguenza di mente, e i malati (o potenziali tali) di mente: questo lo schieramento militare con cui il Potere ha reso un v*rus come simbolo dell’opposizione tra tutti gli individui del Pianeta. ciò si esercita con furibondi anatemi non più di tipo spirituale ma sanitario. “Morto Dio” rimane in vita il corpo biologico (e il pensiero, la mente, oggi, ne è una sottobranca: quella neurologica). Il folle gioco pro o contro cinvac (ossia i buoni e i cattivissimi secondo il Potere) è il miglior terreno in cui il Potere può muoversi. Non deve più, ormai, manipolare nessuno: ha fatto sì che ci scanniamo tra noi con una propaganda mai vista (e mai tecnicamente così massiva) inviperendoci a vicenda. In qualche modo nulla di nuovo: dal fanatismo religioso a quello ospedaliero. La soluzione di questa follia esiste e sta nel rifiuto del gioco. Né pro né contro, ma semplicemente “ragionanti”. In democrazia si discute, in dittatura si uccide o si augura la morte. In questo senso, Mario Draghi, dicendo con parole chiarissime “chi sta da una parte vive e fa vivere e chi sta dall’altra muore e fa morire” ha sancito il suo ruolo di dittatore. Favorendo l’intolleranza, la violenza ed alzando l’asticella con l’arma del passaporto verde che crea ghetti di cittadini di serie b a cui sottrarre i diritti civili, il lavoro, lo statuto di “uguali”. Sta al popolo prendere coscienza di questo, superare la coercizione dello stare da una parte o dall’altra e guardare le cose con un’ottica non di odio ma di ragionamento e di dialogo di fatto osteggiato in ogni modo dal Potere e dalle sue casse di risonanza mediatiche.
Chi ha fatto il e chi non ha fatto il sono fratelli che hanno seguito percorsi diversi. Ma indole umana non è il confronto, è il massacro. Questa volta, quello potenzialmente finale (incombendo fattori ancora più pesanti, e in qualche modo ad arte coperti: quello della scomparsa del lavoro e quello climatico: diabolicamente risolti a loro volta in nuovo, tardivo, confusionale business).

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