🏦Banche: troppo grandi per fallire, troppo furbe per essere regolate
Le banche non sono semplicemente “istituzioni finanziarie”: sono macchine di potere politico ed economico che calpestano regolatori e governi.
L’articolo del New Indian Express lo dice chiaramente: il vero problema non è la complessità dei mercati, ma la subalternità dei regolatori e dei politici.
💰Lobby, miliardi e ricatti
Alla fine del 2023 negli USA 486 lobbisti federali lavoravano per le banche con oltre 50 miliardi di dollari di attivi.
Sette grandi associazioni di categoria hanno speso 85 milioni in lobbying.
Le donazioni elettorali del settore corrono nell’ordine delle centinaia di milioni.
Numeri che spiegano bene perché, quando arriva il momento di mettere limiti, i regolatori finiscono sempre col cedere.
🔗 Il ricatto del credito
Le banche hanno una leva potentissima: il debito. Oggi il credito è il cuore pulsante dell’economia. Basta la minaccia che “i prestiti si ridurranno e i tassi saliranno” perché i governi e le autorità si mettano in ginocchio.
Il risultato?
Ogni tentativo di rafforzare la regolamentazione si sgretola sotto la pressione combinata di:
❗️lobby,
❗️❗️campagne miliardarie,
❗️❗️❗️ il ricatto della stretta creditizia.
🚨Interpretazione polemica
Le banche “too big to fail” non sono soltanto troppo grandi per cadere: sono diventate troppo potenti per essere controllate.
Non esiste regolatore che possa davvero fronteggiarle se il sistema politico resta asservito. Ogni crisi lo dimostra: i profitti restano privati, le perdite diventano pubbliche.
I regolatori? Spesso ridotti a guardiani senza denti, spettatori di un gioco truccato dove chi dovrebbe vigilare finisce a cena coi vigilati.
👉Morale
Finché i governi continueranno a temere più la mancanza di credito che l’abuso di potere bancario, saremo condannati a vivere in un’economia gestita da istituti che nessuno ha mai votato, ma che decidono le regole di tutti.
Allora, questo è esattamente il fulcro di ogni discorso politico e sociale del mondo occidentale in cui stiamo vivendo. Ogni discorso deve partire esattamente da questo. Siamo nel capitalismo finanziario.
Quando le cose si inizieranno a fare gratis, o con scambi materiali, o di qualunque genere purché non monetari, le banche non avranno più tutto questo potere. Il loro vero potere deriva dal fatto che le tasse si devono pagare in denari contanti, obbligando i cittadini a lavorare per guadagnarli. Altrimenti si potrebbe poco a poco farne a meno
L'emissione della moneta indebitando il creditore, e gravandolo dell'interesse su quanto dovrà restituire, é la prima parte del problema, mentre la "stampa" e l'emissione da parte di un soggetto privato, ovvero che rappresenta se stesso, e quindi i suoi propri interessi, ne é la seconda e piú grave ancora, anzi, gravissima. Se la circolazione della moneta é accettata da chi sulla base di una convenzione e della fiducia ne anima lo scambio, allora chi ne decide e ne valuta la quantità da immettere in circolazione non puó essere un soggetto privato a seconda delle sue proprie esigenze. Solamente chi rappresenta giuridicamente gli interessi del fruitore della circolazione della moneta puó essere autorizzato a decidere sulla quantità e sulla modalità della emissione, essendone il Popolo, e non altri, il proprietario. L' unica funzione del privato, e quindi di chi stampa materialmente la moneta, é quella di tipografo, non di proprietario, perché proprietario ne é chi quotidianamente la scambia.
Ogni discorso deve partire esattamente da questo. Siamo nel capitalismo finanziario.