– Per buona parte si è trattato di una guerra di droni e la Russia ha sempre bombardato le postazioni ucraine da dove essi partivano. Su Pokrovsk tale operatività è stata indispensabile per consentire l’arrivo dell’esercito di Putin alla città fortificata. Prendendo questo nodo fondamentale Mosca può sfondare sul fronte orientale. Le forze russe operano su due piani: da una parte colpiscono la parte posteriore della prima linea per negare all’avversario l’uso delle linee logistiche e delle strutture necessarie a sostenere le operazioni sul campo di battaglia. Dall’altra si inseriscono le operazioni di terra. Quest’ultima è iniziata e da alcuni giorni i russi stanno inviando a Pokrovsk centinaia di squadre di fuoco composte da 3 uomini ciascuna, le quali stanno sopraffacendo le posizioni ucraine, al punto che gli operatori di droni non hanno il tempo di lanciarli e quindi non riescono a colpire dall’alto le truppe di terra russe.
L’infiltrazione nella città è stata preceduta da attacchi dei micidiali Spetsnaz, le forze speciali, seguiti dalle forze d’assalto standard. Appena presa una posizione, arrivano altre squadre per consolidarla. L’attacco a Pokrovsk è iniziato 21 mesi fa, nel febbraio 2024, dopo aver conquistato Avdiivka, 39 chilometri più a est. I russi hanno bombardato il retro della prima linea ucraina con droni “first person view” ovvero con visuale in prima persona e gittata aumentata, quelli “dormienti“, che possono cioè rimanere in uno stato di bassa potenza per lunghi periodi in attesa di essere attivati a distanza, e con le terribili testate termobariche.