L'ERA DEI COCCI. Riepilogando gli eventi degli ultimi anni ....
Dopo il crollo sovietico, gli Stati Uniti operano una progressiva pressione verso la Russia che culmina con una serie di eventi noti e molti meno noti al grande pubblico per altro tenuto in stato di ignoranza dal connivente silenzio di quanti, per professione, dovrebbero seguire e analizzare gli eventi di politica internazionale.
Così, appare “improvvisa", piovuta dal cielo, priva di ragioni, la decisione di Putin di invadere l’Ucraina nel 2022. Un leader a comando della potenza russa da ventitré anni, accettato partner di dialogo e molti casi proficue relazioni economiche con l’Europa che, nelle parole di Macron, si pensava di collegare in un macrosistema “da Lisbona a Vladivostok”. L’enunciazione entusiasta di questo concetto di matrice gollista, da parte di Macron, risale ad appena tre anni prima dell’inizio della guerra ucraina, sconcertante.
Per giustificare in via logica al grande pubblico il fatto che uno che per ventitré anni non ha dato più di tanto segni di squilibrio (salvo operazioni connesse alla malfatta e frettolosa revisione dei confini di appartenenza prima all’Unione Sovietica poi alla Federazione russa) ed anzi, era ritenuto leader assennato, strategico e per quanto russo, assai civile tanto da essere il fornitore praticamente unico dell’energia per gli europei, si opera la costruzione del mostro, malato, stordito dalle medicine, in pieno delirio di onnipotenza, maligno, traviato nel sonno dall’apparizione notturna di vari zar che gli ricordano la “tradizione” delle orde proto-mongole. Ci sta, tutto torna.
Sapremo poi dalle dichiarazioni di Angela Merkel ad un media ungherese, che la stessa, convinta con ragione che la faccenda del Donbass fosse critica e potenzialmente problematica, vista l’inadempienza degli accordi noti come “Protocolli di Minsk” da parte russa ma forse prima per lo più ucraina, aveva spinto per interventi diplomatici forti da parte dell’UE. Ma venne ignorata, dissuasa e contrastata nella sua azione diplomatica da americani, inglesi, baltici e polacchi, i primi intenzionati di arrivare ai confini russi, i secondi ben felici di ospitarli a loro difesa perché coi russi “non si sa mai”.
Gli europei vengono spinti dagli americani ai tempi governati da Biden, a tagliare tutte le forniture di energia dai russi, rompere ogni relazione economica e finanziaria, elevare progressivamente sanzioni, cominciare a finanziare la resistenza ucraina a fondo perduto.
A scanso di equivoci, gli ucraini fanno saltare fisicamente le condutture del North Stream e l’intera macchina dell’informazione europea, incredibilmente e a sprezzo di ogni logica elementare, indicano il colpevole certo: i russi, ovvio! A capo della diplomazia europea mettono una politica estone ovvero un Paese che pesa lo 0,2% dell'Unione in quanto "estoni", gli altri sono russi e bielorussi. Un paesino cioè che ha al suo interno lo stesso problema che gli ucraini avevano col Donbass, complessivamente con la popolazione di Milano solo città.
Gli europei, a questo punto, vanno a cercare energia un po’ ovunque, tra cui l’importazione del costosissimo gas americano per il quale, tra l’altro, non ci sono neanche i terminali di ricezione e immissione in rete. Aumentano i costi dell’energia, ne soffre la poca industria rimasta, aumentano le sanzioni e aumenta la spesa militare per mandare armi all’Ucraina elevato così all’improvviso a stato democratico europeo quando era noto ad ogni esperto del campo che prima della guerra, l’Ucraina fosse uno stato fallito, nodo di malavita dedita al traffico di droga, armi, prostitute, decisamente fuori dai parametri di cosa s’intende anche in ottica liberale con “democrazia” e storicamente tutto tranne che “europeo” almeno secondo le possibili definizioni storiche.
Elevato "europeo" a chiacchiere, in realtà nessuno lo vuole davvero in UE ed infatti le procedure di ammissione concreta sono come la tela di Penelope.
Arriva Trump. Trump la cui dipendenza totale dalle élite petro-carbonifere è nota a tutti gli analisti seri sin dalla nomina di un CEO di Exxon-Mobil a Segretario di Stato all’inizio del suo primo mandato, Exxon -Mobil che tra l’altro aveva numerose joint venture in Russia ritenuta per via della Siberia e del Polo Nord, strategica.
S’affratella con Putin nello sconcerto generale in quel dell’Alaska, dicendosi chissà cosa sebbene un sacco di gente con tanta fantasia quanto poca conoscenza e logica abbia riferito cose che nessuno sa anche se comunicare l’idea che la nuova amministrazione USA non riteneva la Russia un nemico strategico ed anzi, sarebbe stato bello e proficuo smetterla col conflitto ucraino e passare a ripristinare le collaborazioni energetiche, è altamente plausibile.
Del resto dalle sue sparate anti-ecologiche, ritiro da ogni trattato internazionale, dalle rivendicazioni in Groenlandia e con l’operazione “Maduro” e successiva penetrazione delle compagnie americane nel settore estrattivo del Venezuela, che uno dei due assi portanti della strategia “Make America Great Again”, oltre l’high tech-ICT, fosse l’energia, era altrettanto noto a chi non affitta il proprio cervello un tanto a cartella. Essere polo massivo in vecchia e nuova economia, la strategia non è scema affatto per un mondo irreversibilmente multipolare.
La gente normale che pensa che il mondo reale sia uguale a quello che guardano nei film, nelle serie tv, nell’informazione oggi priva di informazione e piena di intenti propagandistici permanenti o nei social, non pensa che le strategie si svolgano nel tempo, a riparo di occhi indiscreti e che le cose reali non vengono raccontate in pubblico.
Quindi, del “momento Alaska”, di cui per altro non avevano capito il senso, non essendo stato seguito da nulla di apparente se non un’altalena di disprezzo e improvvisa parziale rivalutazione di Trump verso la “causa ucraina” e il suo leader drogato e corrotto che agisce in nome e per conto di una oligarchia locale che sta accumulando miliardi e miliardi per i tempi a venire obbligando un intero popolo a sacrificare i propri giovani contro un nemico per loro invincibile qualunque cosa faranno (i russi hanno 5000 testate atomiche, va ricordato ai distratti), non seguono i fili strategici della dinamica, la ignorano.
Ad un certo punto, preso il Venezuela a fatti passi in avanti sottotraccia nell’operazione Groenlandia, Trump attacca il bersaglio grosso: l’Iran. A questi livelli di complessità geopolitica ci sono, in genere, molti motivi per fare o non fare una cosa non è come fa il pigolio social credere che Trump inizi la dinamica con l’Iran solo perché ricattato da Netanyahu o solo contro i cinesi o solo per depotenziare i BRICS o solo prendere Hormuz o solo per questo o quest’altro. Nei fatti però, l’azione per altro continuata per mesi e al momento solo “sospesa” perdura.
È proprio la sua perduranza ottiene un altro effetto per Trump positivo, fa salire i prezzi dell’energia ovunque, anche a casa, sì ma anche in Europa.
Europa verso cui Trump ha elevato a più riprese dazi e contro-dazi, ma che ha anche esplicitamente obbligato ad elevare all’improvviso e di molto, le spese militari per contributo NATO. Se gli europei vogliono rimanere al calduccio relativo dell’art.5, paghino. “Calduccio” per altro relativo poiché soggetto a interpretazione e con Trump come interprete decisionale, vattelapesca come verrà inteso nei vari e possibili casi semmai si presentassero.
Trump, nel costruire il suo polo, vuole non solo la centralità energetica e tecnologica, ma il controllo indiretto di tutto il Sud America e l'intera Europa incapace di darsi dignità strategica di alcun tipo poiché non è uno Stato, né mai lo sarà.
Gli europei, gravati da dazi e costi energetici, ora debbono pure stornare ricchezza nazionale dal welfare al warfare ma poiché non c’è alcun warfare che li riguardi davvero, né presente né futuro, s’inventano una pantomima disgustosa quanto a offesa della pubblica intelligenza, per la quale scatta la paranoia dell’invasione russa, della guerra ibrida, delle continue presunte provocazioni inventate di sana pianta e contro ogni logica.