Il tempo non è che un'illusione, un succedersi apparente di momenti all'interno di un viaggio che gli esseri compiono nell'eterno presente. In certi istanti della spirale della vita ci ritroviamo vicinissimi ad altri istanti passati o futuri, poi ce ne allontaniamo di nuovo. È scritto il nostro destino? È prevedibile? Ne abbiamo una sensazione vaga, eppure, se invertiamo la marcia del tempo e seguiamo la nostra evoluzione dalla vecchiaia fino all'infanzia, tutto si chiarisce, si spiega, trova una sua logica, si coordina. Il caso, l'imprevisto svaniscono. L'infanzia è il risultato dell'età matura, lo sbocco del futuro. Non è predestinazione, è semplicemente il compiersi di una realtà fondamentale della natura del mondo. Il tempo non è che un'illusione. Tutti i momenti della vita coesistono nel substrato divino e meraviglioso dell'eternità.
Ognuno vive più vite parallele. E di ognuno si possono tracciare più ritratti, diversi e contraddittori tra di loro; non bisogna tentare di confonderli. II destino spirituale, quel ruolo che a ciascuno spetta nella commedia del mondo, è indipendente dalla vita emotiva e sensuale cosi come lo è dalla vita intellettuale. L'errore dei moralisti sta nel volervi trovare una correlazione. Lottiamo spesso contro quel fato che ci inquieta, che ci appare un fardello troppo pesante. Bisogna, al momento giusto, saper essere disponibili, saper sottostare a quelle forze misteriose che dimorano in noi e che ci ispirano atti in apparenza assurdi o contrari a ogni legge umana, e che sono, invece, la nostra ragione di essere, ciò che ci consente di fare la nostra umile parte in un mondo di cui ignoriamo il fine ed il segreto.
Solo il destino, quel ruolo che siamo chiamati a sostenere nel mondo degli umani, nella storia della specie, può giustificare i doni che abbiamo ricevuto e può spiegare quelle strane vie che abbiamo percorso per diventare quelli che siamo, per realizzare quello che abbiamo realizzato.

Alain Daniélou, La Via del Labirinto

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