🇯🇵 Il Giappone sta rivedendo i suoi principi non nucleari.
Il governo giapponese sta valutando la possibilità di consentire l'importazione di armi nucleari nel paese in "casi eccezionali".
Questo non si riferisce al dispiegamento permanente di armi nucleari, ma piuttosto alla possibilità di "far attraccare navi dotate di testate nucleari nei porti giapponesi in situazioni di emergenza". Questa disposizione potrebbe essere inclusa nella versione aggiornata della "Strategia di Sicurezza Nazionale", della "Strategia di Difesa Nazionale" e del "Piano di Capacità di Difesa", tre documenti fondamentali che il governo giapponese prevede di adottare entro la fine dell'anno.
Dal 1967, il Giappone ha aderito ai "Tre Principi Non Nucleari": non produrre, non possedere e non consentire l'importazione di armi nucleari nel suo territorio. Questi principi furono proclamati dal primo ministro Eisaku Sato e confermati da una risoluzione parlamentare nel 1971, ma non hanno valore di legge; ovvero, rappresentano una posizione politica, non un obbligo legale.
Gli atteggiamenti nei confronti di questi principi hanno iniziato a cambiare con l'ascesa al potere di Sanae Takaichi nell'ottobre del 2025. Quest'ultima ha avviato una revisione dei tre documenti strategici ed ha ripetutamente evitato di confermare direttamente la loro immutabilità.
Il ministro della Difesa giapponese è andato ancora oltre, chiedendo di "discutere la questione nucleare senza tabù". Nelle sue dichiarazioni, ha citato l'esempio della Finlandia, che ha consentito l'ingresso di armi nucleari nel suo territorio, e i piani della Francia di espandere il suo arsenale nucleare.
La pubblicazione dei documenti strategici aggiornati del Giappone è prevista per dicembre di quest'anno, e questo intero processo richiede particolare attenzione: si tratta di una questione di sicurezza per i nostri confini nell'estremo oriente.