L'anima tedesca degli americani. Scambiato per britannico, l'homo americanus, è di ascendenza germanica e sentire calvinista. La popolazione teutonica del Midwest costituisce l'anima della nazione. In poco più di un secolo (tra il 1820 e il 1920) quasi sei milioni di bavaresi, vestfaliani, turingi, pomerani, sassoni, austriaci e svizzeri si stabilirono nel Nuovo Mondo, specie nel Midwest: Milwaukee, nello stato del Wisconsin, abitata per oltre il 60% da tedeschi, fu ribattezzata "the German Athens of the America". Soltanto all'inizio del Novecento avvenne la definitiva assimilazione dei tedeschi, ormai restii ad accettare un ruolo subordinato. Ancora all'alba del secolo i Deutschamerikaner si tenevano a distanza dal resto della popolazione. Si iscrivevano alle Vereine (associazioni culturali legate alla madrepatria), i giovani di Indianapolis intonavano l'inno nazionale in tedesco e, poco prima di Pearl Harbor, furono fondati numerosi circoli di ispirazione nazista. Affinché perdessero la loro alterità culturale, tra prima e seconda guerra mondiale, furono creati numerosi campi di rastrellamento per i tedeschi. Per sfuggire alla discriminazione e ai linciaggi, migliaia di loro anglicizzarono il cognome: Schmidt, Schneider o Muller divennero Smith, Taylor e Miller. Oggi, circa 100 milioni di americani su 320 dichiarano almeno un antenato teutonico, molto più di irlandesi, inglesi, messicani, italiani, polacchi. Donald Trump (vero cognome Trumpf) si percepisce portabandiera del sentire WASP dopo che suo padre, tedesco del Palatinato bavarese, si finse svedese per sfuggire all'internamento in un campo di rieducazione. Peoria, anonima città di circa 100mila abitanti sul fiume Illinois, è unanimemente ritenuta il luogo in cui vagliare ogni idea, ogni prodotto materiale o politico. "Will it play in Peoria?" Perché il centro possiede storia e popolazione profondamente tedesche. Dalla seconda guerra mondiale a oggi, i due partiti d'America hanno sempre presentato un aspirante presidente o vicepresidente originario del Midwest. Dario Fabbri, Geopolitica umana