Una lettura che prescinde dalle posizioni favorevoli a l'una o l'altra parte. Per andare oltre le reciproche propagande pubblico il post del milblogger Majakovsk.

"Ucraina: Viviamo una fase della guerra estremamente confusa, dovuta al dominio totale del campo di battaglia da parte dei droni e alla scomparsa dei corazzati. Non si tratta più di una battaglia di fanteria nel senso classico. I russi avanzano in piccoli gruppi, cercando di evitare l’individuazione aerea, ma ciò comporta enormi difficoltà di consolidamento. Gli ucraini arretrano, delegando la difesa ai droni e ai contrattacchi delle unità d’assalto. Questa dinamica genera vasti spazi “grigi”, dove spesso le posizioni si mescolano in modo caotico, rendendo difficile la comprensione persino a chi si trova sul campo (come confermato da più fonti dirette). A ciò si aggiunge il fenomeno mediatico della “bandiera”: un simbolo che un tempo aveva valore operativo, ma che oggi rappresenta solo un’indicazione approssimativa, ormai piegata a fini propagandistici. Piccoli gruppi di soldati – talvolta persino singoli – si spingono in avanti mostrando bandiere ai droni, salvo poi essere eliminati o costretti a retrocedere. Da questa confusione nasce anche un fenomeno curioso: propagandisti filo-russi che litigano tra loro su linee, mappe ed esposizioni mediatiche errate. Qualcosa di simile, seppur in misura minore, si osserva anche nel campo ucraino. Questo caos descrive in modo plastico il progressivo rallentamento della guerra (fenomeno che sottolineo da mesi) e la perdita della capacità di manovra su vasta scala da parte di entrambi gli eserciti. Spesso le avanzate russe appaiono più rapide di quanto non siano realmente, riflesso di una tattica basata sull’invio di piccoli gruppi di fanteria con scarsa capacità di consolidamento. Dietro la moltitudine di bandiere, presunte brecce, aggiramenti e “manovre alla Rommel” si cela in realtà l’incapacità di eseguire manovre moderne, dovuta all’assenza di mezzi meccanizzati – blindati e corazzati – ormai in gran parte esauriti come scorte e comunque inadeguati alle nuove sfide poste dai droni. Come ripeto da tempo: dimenticate le grandi manovre e preparatevi a un logoramento caotico, un “minestrone” in cui le linee sono confuse e le LBZ diventano sempre più difficili da identificare.
Fronte di Komar (ex fronti di Kurachove e Velyka, che ho deciso di unificare in un’unica sezione): La mappa riflette bene la grande confusione che caratterizza il campo di battaglia. Gli ucraini hanno contrattaccato a Zeleni Haj, Tolstoj e Vokresenka. A Zeleni Haj sono riusciti a respingere i russi fuori dal villaggio; a Tolstoj, dopo essere entrati, si sono probabilmente ritirati e i combattimenti proseguono all’interno del centro abitato; a Vokresenka, dopo averlo riconquistato, lo hanno sostanzialmente perso di nuovo. I russi hanno iniziato a spingere verso nord in direzione di Filla, dove hanno esposto bandiere, ma senza riuscire a consolidarsi. Più marcata, invece, la pressione nella parte sud del fronte, dove l’ostacolo logistico è meno rilevante e lo spazio operativo maggiore, a differenza della zona settentrionale, dove il fiume Mokry Yali crea difficoltà operative e ha portato le unità russe in overstretching. In quest’area i russi si sono spinti fino a Vorone, dove però incontrano problemi di consolidamento, con avanzate anche verso Zaporizke e Novoheorhivka. Tutte aree molto aperte ed esposte all’osservazione e agli attacchi dei droni.”

Nicolò Micheli, via Facebook

5 comments

🤔🌀.... 🧐🌊
In realtà, Majakovsk è decisamente filo-ucraino, anche se cerca di presentarsi come equidistante.
Anche questo testo, ne risente palesemente. L'impostazione di fondo, infatti, è che i russi non riescono a fare quel che vorrebbero (cioè avanzate rapide, grandi manovre di corazzati, etc) perché la natura del conflitto non glielo consente. Solo che questo genere di operazioni servono se hai obiettivi di conquista territoriale, o se questi sono comunque prioritari, mentre le forze armate russe puntano alla demolizione sistematica di quelle ucraine, e in tre anni e mezzo di guerra hanno praticamente annientato tre eserciti, uno dopo l'altro, portando Kiev sull'orlo dell'esaurimento. 400mila disertori e 800mila renitenti (dati ufficiali ucraini), più centinaia di migliaia di invalidi e, forse, oltre un milione di morti, ne sono la testimonianza. Quella che Majakovsk attribuisce ai russi, è invece il sogno della NATO, inseguendo il quale hanno spinto gli ucraini a fare una serie di cavolate gigantesche, costate decine di migliaia di morti.
Il signor Tomaselli ha perfettamente ragione. Seguo quel "milbloger" dall'inizio della guerra, ed e' palesemente filo ucraino. E non poco. Lo guardo proprio per conoscere cosa dicono da quella parte; quasi come seguire Podoloyak (o come si scrive) da parte russa.
Un blogger del cavolo che non serve a nulla. E che manca di rispetto ai veri corrispondenti di guerra tipo Semon Pegov che per dare notizie e filmati rischiano pure la vita.
Enrico Tomaselli
In realtà, Majakovsk è decisamente filo-ucraino, anche se cerca di presentarsi come equidistante. Anche questo testo, ne risente palesemente. L'impostazione di fondo, infatti, è che i russi non riescono a fare quel che vorrebbero (cioè avanzate rapide, grandi manovre di corazzati, etc) perché la natura del conflitto non glielo consente. Solo che questo genere di operazioni servono se hai obiettivi di conquista territoriale, o se questi sono comunque prioritari, mentre le forze armate russe puntano alla demolizione sistematica di quelle ucraine, e in tre anni e mezzo di guerra hanno praticamente annientato tre eserciti, uno dopo l'altro, portando Kiev sull'orlo dell'esaurimento. 400mila disertori e 800mila renitenti (dati ufficiali ucraini), più centinaia di migliaia di invalidi e, forse, oltre un milione di morti, ne sono la testimonianza. Quella che Majakovsk attribuisce ai russi, è invece il sogno della NATO, inseguendo il quale hanno spinto gli ucraini a fare una serie di cavolate gigantesche, costate decine di migliaia di morti.
Esattamente. E infatti la narrazione mainstream occidentale ora è "lo stallo", che è possibile grazie al supporto incrollabile dell'occidente collettivo, con i russi che avanzano si, ma a passo di lumaca, e con enormi perdite. Il che dovrebbe a dir loro giustificare la folle non-strategia della leadership europea/neodem/neocon di combattere fino all'ultimo ucraino, al solo fine (non dichiarato, quello ufficiale è di resistere e fare inutile pressione sulla Russia) di prolungare anche le sofferenze russe.