Non è vero che tutto quello che hai scritto è valido anche oggi. Non sei né un profeta né un indovino. E il primo a saperlo sei tu che ti incazzeresti contro gli imbecilli che provano a far passare te per il profeta Isaia e la tua dottrina come una teologia. Sei stato certamente un grande studioso e un grande capo rivoluzionario sempre dalla parte degli oppressi. Buon compleanno Karl.
Marx ha semplicemente sottovalutato la determinazione del Capitalismo a voler vincere la lotta di classe...ne ha sottovalutato determinazione, capacità e risorse.
Ma è per questo che si dice marxista e non marxiano. Non è una religione ma un'idea per interpretare la storia e come tale si evolve con l'evolversi della,storia.
In un editoriale scritto su l'Ordine Nuovo Antonio Gramsci, a proposito della Rivoluzione d'Ottobre, scriveva di "una rivoluzione contro il Capitale".
Vi sarebbero tante riflessioni da fare, dopo un secolo e mezzo dalla scrittura de Il Capitale, dopo un secolo e mezzo di sviluppo concreto del capitalismo nel mondo.
Proprio oggi, credo abbia un senso profondo riprendere lo studio del grande filosofo di Treviri, sulla base dello sviluppo storico concreto del "capitalismo" da lui analizzato.
Per chi vuole approcciarsi al suo pensiero, allego in PDF l'opera da lui scritta nel 1946, L'ideologia Tedesca, quella in cui esplicitò per la prima volta il suo pensiero complessivo, un'opera prima di tutto filosofica. Prima ancora che un'economista, Marx è stato un filosofo.
Qui, mi limito ad un punto, un piccolo estratto di tale opera, con la quale Marx ed Engels cercarono di "veder chiaro in loro stessi e la lasciarono volentieri alla rodente critica dei topi", come scrisse lo stesso Marx nella prefazione alla Critica dell'Economia Politica, scritta nel 1959.
A distanza di un secolo e mezzo dalla scrittura del Capitale, in una fase storica dove vediamo l'affermarsi di processi di automazione nella sfera produttiva - e siamo solo all'inizio - credo abbia senso riproporre questa sua riflessione. Una riflessione che tanto ci parla dell'approccio dei comunisti cinesi al tema del Socialismo-Comunismo e di come i comunisti cinesi abbiano "rimesso con i piedi per terra" il marxismo.
Stefano Franchi, Bologna ------ K. Marx-F. Engels, L’ideologia tedesca
"...Questa “estraniazione”, per usare un termine comprensibile ai filosofi, naturalmente può essere superata soltanto sotto due condizioni pratiche. Affinché essa diventi un potere “insostenibile”, cioè un potere contro il quale si agisce per via rivoluzionaria, occorre che essa abbia reso la massa dell’umanità affatto “priva di proprietà” e l’abbia posta altresí in contraddizione con un mondo esistente della ricchezza e della cultura, due condizioni che presuppongono un grande incremento della forza produttiva, un alto grado del suo sviluppo; e d’altra parte questo sviluppo delle forze produttive (in cui è già implicita l’esistenza empirica degli uomini sul piano della storia universale, invece che sul piano locale), è un presupposto pratico assolutamente necessario anche perché senza di esso si generalizzerebbe soltanto la miseria e quindi col bisogno ricomincerebbe anche il conflitto per il necessario e ritornerebbe per forza tutta la vecchia merda, e poi perché solo con questo sviluppo universale delle forze produttive possono aversi relazioni universali fra gli uomini, ciò che da una parte produce il fenomeno della massa “priva di proprietà” contemporaneamente in tutti i popoli (concorrenza generale), fa dipendere ciascuno di essi dalle rivoluzioni degli altri, e infine sostituisce agli individui locali individui inseriti nella storia universale, individui empiricamente universali. Senza di che 1) il comunismo potrebbe esistere solo come fenomeno locale, 2) le stesse potenze dello scambio non si sarebbero potute sviluppare come potenze universali, e quindi insostenibili, e sarebbero rimaste “circostanze” relegate nella superstizione domestica, 3) ogni allargamento delle relazioni sopprimerebbe il comunismo locale. Il comunismo è possibile empiricamente solo come azione dei popoli dominanti tutti in “una volta” e simultaneamente, ciò che presuppone lo sviluppo universale della forza produttiva e le relazioni mondiali che esso comunismo implica..."
Trasformò il Socialismo da un'utopia a scienza. Immensa l'influenza esercitata negli avvenimenti del XIX e XX secolo. Il Socialismo scientifico resta ancora oggi l'unico strumento per comprendere la realtà del mondo capitalistico.
205 anni fa nasceva Karl Marx.
In un editoriale scritto su l'Ordine Nuovo Antonio Gramsci, a proposito della Rivoluzione d'Ottobre, scriveva di "una rivoluzione contro il Capitale".
Vi sarebbero tante riflessioni da fare, dopo un secolo e mezzo dalla scrittura de Il Capitale, dopo un secolo e mezzo di sviluppo concreto del capitalismo nel mondo.
Proprio oggi, credo abbia un senso profondo riprendere lo studio del grande filosofo di Treviri, sulla base dello sviluppo storico concreto del "capitalismo" da lui analizzato.
Per chi vuole approcciarsi al suo pensiero, allego in PDF l'opera da lui scritta nel 1946, L'ideologia Tedesca, quella in cui esplicitò per la prima volta il suo pensiero complessivo, un'opera prima di tutto filosofica. Prima ancora che un'economista, Marx è stato un filosofo.
Qui, mi limito ad un punto, un piccolo estratto di tale opera, con la quale Marx ed Engels cercarono di "veder chiaro in loro stessi e la lasciarono volentieri alla rodente critica dei topi", come scrisse lo stesso Marx nella prefazione alla Critica dell'Economia Politica, scritta nel 1959.
A distanza di un secolo e mezzo dalla scrittura del Capitale, in una fase storica dove vediamo l'affermarsi di processi di automazione nella sfera produttiva - e siamo solo all'inizio - credo abbia senso riproporre questa sua riflessione. Una riflessione che tanto ci parla dell'approccio dei comunisti cinesi al tema del Socialismo-Comunismo e di come i comunisti cinesi abbiano "rimesso con i piedi per terra" il marxismo.
Stefano Franchi, Bologna
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K. Marx-F. Engels, L’ideologia tedesca
"...Questa “estraniazione”, per usare un termine comprensibile ai filosofi, naturalmente può essere superata soltanto sotto due condizioni pratiche. Affinché essa diventi un potere “insostenibile”, cioè un potere contro il quale si agisce per via rivoluzionaria, occorre che essa abbia reso la massa dell’umanità affatto “priva di proprietà” e l’abbia posta altresí in contraddizione con un mondo esistente della ricchezza e della cultura, due condizioni che presuppongono un grande incremento della forza produttiva, un alto grado del suo sviluppo; e d’altra parte questo sviluppo delle forze produttive (in cui è già implicita l’esistenza empirica degli uomini sul piano della storia universale, invece che sul piano locale), è un presupposto pratico assolutamente necessario anche perché senza di esso si generalizzerebbe soltanto la miseria e quindi col bisogno ricomincerebbe anche il conflitto per il necessario e ritornerebbe per forza tutta la vecchia merda, e poi perché solo con questo sviluppo universale delle forze produttive possono aversi relazioni universali fra gli uomini, ciò che da una parte produce il fenomeno della massa “priva di proprietà” contemporaneamente in tutti i popoli (concorrenza generale), fa dipendere ciascuno di essi dalle rivoluzioni degli altri, e infine sostituisce agli individui locali individui inseriti nella storia universale, individui empiricamente universali. Senza di che 1) il comunismo potrebbe esistere solo come fenomeno locale, 2) le stesse potenze dello scambio non si sarebbero potute sviluppare come potenze universali, e quindi insostenibili, e sarebbero rimaste “circostanze” relegate nella superstizione domestica, 3) ogni allargamento delle relazioni sopprimerebbe il comunismo locale. Il comunismo è possibile empiricamente solo come azione dei popoli dominanti tutti in “una volta” e simultaneamente, ciò che presuppone lo sviluppo universale della forza produttiva e le relazioni mondiali che esso comunismo implica..."
Immensa l'influenza esercitata negli avvenimenti del XIX e XX secolo.
Il Socialismo scientifico resta ancora oggi l'unico strumento per comprendere la realtà del mondo capitalistico.