Trump ha fatto una dichiarazione strana: l'infrastruttura petrolifera iraniana "esploderà da sola in tre giorni, a causa della natura". Parla di eccesso di pressione nelle condutture, un fenomeno fisico inevitabile.
Solo che questa mattina, le immagini satellitari raccontano una storia diversa. Immagini catturate alle 02:37 UTC sull'isola di Kharg: due superpetroliere che caricano. Navi allineate per fare lo stesso. Il petrolio iraniano sta fluendo. L'infrastruttura è in funzione.
Un oleodotto che sta per esplodere in 3 giorni non sembra così. C'è una certa verità in questo: se l'Iran produce senza poter esportare, lo stoccaggio alla fine raggiunge la sua capacità. Questo crea rischi tecnici reali - sovrapressione, incidenti, incendi. Non è inventato. Ma è un rischio a medio termine, non un'esplosione spontanea in 72 ore.
Quello che Trump sta facendo qui è un bluff negoziale in stile 2026. Sta drammatizzando, emettendo un ultimatum e mettendo pressione psicologica su Teheran e i mercati. È sempre stato il suo metodo: alternare tra "parliamo" e "altrimenti tutto esplode".
Il problema è che quando i satelliti mostrano Kharg che funziona normalmente questa mattina - la minaccia dei "3 giorni" perde ogni credibilità tecnica.
Ma soprattutto come cazzo può pensare di fare pressioni simili quando è ben cosciente della preparazione tecno scientifica degli iraniani che lo sanno benissimo che sta' bluffando, ma comunque alzano le le orecchie per capire che ha in mente di fare paperino.
Magicamente però gli impianti in Kuwait non esplodono nonostante il paese non pompi da oltre un mese e mezzo, identico discorso per gli stoccaggi nell'Iraq meridionale o per il Barhain, il Qatar e gli Emirati che hanno dovuto tagliare 1,48 milioni di barili al giorno a marzo perché l'unico oleodotto che aggira lo stretto è troppo sottodimensionato.