Un tempo era sospetto chi aveva spasmodicamente bisogno di una quarta dose; oggi invece è sospetto chi non ha fatto la prima…

Un tempo dad significava papà, cioè sicurezza, ordine e tranquillità; oggi significa didattica a distanza, cioè delirio, caos e incertezza…

Un tempo i certificati dovevano rispettare i diritti fondamentali; oggi i diritti fondamentali devono rispettare i certificati…

Un tempo il medico ti consigliava se eri sano e ti curava se eri malato; oggi ti deride se sei sano e ti insulta se sei malato…

Un tempo si lavorava per restare in salute; oggi si deve restare in salute per lavorare…

Un tempo il sano era sano e il malato era malato; oggi il malato è malato per colpa del sano e il sano non ha altra colpa se non quella di non essere malato...

Un tempo il progressismo rivendicava la tutela dei diritti; oggi invoca la loro restrizione e soppressione…

Un tempo essere tamponati era una terribile noia per il tempo trascorso tra assicurazioni e carrozzieri; oggi è una profonda gioia per il tempo trascorso tra medici e infermieri…

Un tempo le persone assegnavano un valore ai numeri; oggi i numeri assegnano un valore alle persone…

Un tempo la nona era un’opera di Beethoven; domani sarà soltanto l’attesa dose di mezzo tra l’ottava e la decima…

Sovviene...

« Non c’è più niente di normale da quando l’anormale è diventato la norma »: Eugène Ionesco, Il Re muore, Einaudi, Torino, 1963, pag. 23.

(Aldo Rocco Vitale)

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