Ieri sera mi sono letto il memorabile incontro tra Ludovico Settembreni e Leo Naphta, i due "finti duellanti" de La montagna incantata di Thomas Mann.

E' davvero stupefacente, leggendo quelle pagine, come ci si accorge che noi contemporanei non abbiamo inventato un bel nulla. La discussione tra i due protagonisti è stata ad ampio spettro, una carrellata di giudizi che sono rasoiate terrificanti sull'oggi (oltre che sull'epoca nel quale il romanzo è ambientato e scritto). Forse la disputa tra giusnaturalismo e giuspositivismo non è quella tra chi sostiene che esiste una legge naturale che viene prima di quella degli stati e alla quale gli stati si devono uniformare? Forse quello giusnaturalista non è il principio fondamentale sul quale si basano le rivendicazioni di chi non si vuole inoculare sostante su ordine di Sua Maestà lo Stato?

Ma ancora più stupefacente è la disamina fatta dai due protagonisti sulla situazione politica internazionale (ricordo che il romanzo è ambientato alla vigilia della prima guerra mondiale). Basta sostituire Impero Austro-Ungarico con Unione Europea, Impero Britannico con Stati Uniti (del resto l'impero britannico si è solo traslato sull'altra sponda dell'Atlantico), la Russia di Nicola II con la Russia di Vladimir Putin e l'Impero Ottomano di Abdul Hamid con la Turchia di Erdogan. E il gioco è presto fatto: abbiamo la più spietata disamina della situazione internazionale attuale.

Notevolissima anche la capacità di Mann di descrivere i tic tipici dei popoli; in queste pagine mirabili riconosce e mette un po' alla berlina un tic tipicamente italiano: quello di mettere "pomposamente" in rilievo la posizione professionale della persona che si presenta agli interlocutori. Cosa tipicamente italiana alla quale non si sottrae Settembrini presentando Naphta a Joachim e ad Hans.

Pagine davvero mirabili quelle di Mann (del resto, come sempre, in ogni sua opera). Certi uomini parlano davvero all'eterno.

1 comment

Come sempre, confermi di essere una inesauribile fonte di stimoli e curiosità. Voglio leggere al più presto questo testo di Mann che hai più volte citato anche in passato.