Solo per dirvi che trenta anni fa firmammo il Trattato di Maastricht (con l'appendice altrettanto fondamentale dello Statuto della BCE). Vedete, in trenta anni quel trattato ci ha cambiato la testa a tutti, compresi a quelli che lo contestano. Proprio oggi il rendimento dei titoli di stato decennali è arrivato all'1,8% e tutti - ma proprio tutti - compresi i ferventi contestatori di Maastricht hanno iniziato ad urlare "Faremo default, faremo default signora mia!". Fosse stato vivo un Federico Caffé avrebbe detto: "Ma a questi gli sta dando di volta il cervello? Come facciamo a fare default con un tasso nominale sui btp all'1,8% e un tasso d'inflazione al 4,9% e dunque con una svalutazione in termini reali del debito pubblico del 3,1%?". Ovvio che avrebbe ragione: a rigore il debito pubblico italiano sta diminuendo in termini reali di un bel 3% circa. Solo che c'è un però: con il trattato di Maastricht abbiamo introiettato la "ideologia tedesca" secondo la quale il debito pubblico si controlla dal punto di vista nominale e dunque imponendo violente politiche deflattive. Ma il debito, ricordo, si controlla soprattutto sul piano reale così come facevano durante la Prima Repubblica. Il dato è che in trenta anni abbiamo talmente interiorizzato la visione tedesca - che io chiamo "Sindrome di Goethe" (andate a leggere cosa scriveva nel Faust sulla moneta) - che più nessuno si accorge dell'inghippo. Siamo prigionieri del nostro Mefistofele nominalistico...e il patto lo abbiamo firmato giusto trenta anni fa.
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