Nani al potere

Come già nei bonapartismi di ieri, l'improvvisa ascesa del cosiddetto "uomo solo al comando", ogni volta acclamato dal popolino ipnotizzato e dalla stampa servile come novello duce, non è che la risultante di contraddizioni che permettono l'enfiarsi del potere esecutivo nella paralisi reciproca delle fazioni di classe. Già Karl Marx, oltre 170 anni fa, nella seconda prefazione a “Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte” a riguardo scrive parole che, mutatis mutandis, bene si attagliano alla ormai trentennale deriva autoritaria del Belpaese abituato a delegare i propri destini al leader della Provvidenza di turno.

"Victor Hugò si limita a un’invettiva amara e piena di sarcasmo, contro l’autore responsabile del colpo di stato. L’avvenimento in sé gli appare come un fulmine a ciel sereno. Egli non vede in esso altro che l'atto di violenza di un individuo. Non si accorge che ingrandisce questo individuo invece di rimpicciolirlo, in quanto gli attribuisce una potenza di iniziativa personale che non avrebbe esempi nella storia del mondo. Proudhon, dal canto suo, cerca di rappresentare il colpo di stato come il risultato di una precedente evoluzione storica; ma la ricostruzione storica dei colpo di stato si trasforma in lui in una apologia storica dell'eroe del colpo di stato. Egli cade nell’errore dei nostri cosiddetti storici oggettivi. Io mostro, invece, come in Francia la lotta di classe creò delle circostanze e una situazione che resero possibile a un personaggio mediocre e grottesco di far la parte dell'eroe".

Mario Rossi, facebook.

Comments

Be the first to add a comment