Giuseppe Masala Chili
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IL CACCIATORE DI SERPENTI
Il lato inquietante è che sono silenziosi come serpenti, allo stesso modo che i gatti sono silenziosi come gatti e i leopardi come leopardi. I leoni come i lupi, no. Perché lavorano in squadra, si devono scambiare segnali e catturano il loro bene con l’organizzazione e i sergenti. Non ci sono sergenti silenziosi.
Se li senti sibilare è troppo tardi. Il silenzio per loro è d’oro. Perché sono dei gran solitari, come i gatti. Chi deve contare solo su se stesso, deve arrivare senza invito, inaspettato appunto.
Sto parlando di serpenti veri, quelli con il veleno. Gli altri sono al massimo anguille di terra.
Come abbiano potuto crearsi un’arma così raffinata e femminile come il veleno è un mistero. Un’amicizia antica quella fra donne e serpenti. Chi era quella che in ogni riccio si attorcigliava un aspide rossiccio? E senza pitone, che pitonessa sarebbe mai stata quella che a Delfi ti faceva l’oroscopo? Fra i Marsi dell’antica Marsica c’era una sacerdotessa di una divinità femminile che ne imitava i poteri sollevando nella destra un serpente. Abbiamo una certa quantità di statuette in bronzo che la raffigurano. Fra i Navajos si danza la danza del serpente e non diventi stregone se non ti fai mordere ripetutamente da un serpente a sonagli. Se sopravvivi diventi uomo-medicina, se muori, pazienza; sarà per un’altra volta. In West Virginia, ma anche in Alabama e Georgia, ci sono tanti pentecostali che seguono alla lettera le parole di San Paolo e sollevano i serpenti e lasciano che si attorciglino lungo le loro braccia durante le funzioni religiose. Il trucco sta nel dove afferrarli con la mano in modo da non lasciargli lo spazio per rivoltare la testa verso il braccio o la mano. Ma devi essere abile veloce e coraggioso nel momento in cui li afferri.
Certo strisciare non è il massimo né per inseguire una preda né per sfuggire a chi ti dà la caccia. Per questo rendersi invisibili e attendere è una scelta obbligata. Prendono i colori di massima dell’ambiente in cui vivono. Le vipere si nascondono fra le rocce, per questo sono chiazzate di grigio e marrone; gli aspidi del deserto sono tutti color sabbia; i cobra il color verde smeraldo e nero del sottobosco della foresta tropicale.
Ma con me hanno un bel nascondersi e mimetizzarsi. Li scovo sempre e comunque. E’ l’odore che li frega. Ho un naso ormai come quello da cane da tartufi. Distinguo l’odore caratteristico di ogni specie e persino quello proprio di ogni singolo serpente. Come noi, come ognuno di noi, ogni individuo ha il suo particolare bouquet. Mi sono chiesto se l’odore, insieme al veleno, non fosse un’arma per la sopravvivenza e la caccia. E’ molto intenso e diverso da quello di qualsiasi altro animale. Forse ha una valenza afrodisiaca e ipnotica sulle sue prede. Già perché il passero rimane immobile sul ramo e lascia che pian piano il serpente salga sull’albero fino a lui, quando potrebbe con un battito d’ali fuggire via senza sforzo alcuno? Forse una nube d’odore che lo stordisce e lo lascia indifferente a tutto. Il topo rimane invece paralizzato di terrore, ma forse anche di piacere. Lo vede avanzare, ma rimane immobile. Guarda come stregato le movenze insinuanti, la lingua biforcuta che sembra dirigere, come una bacchetta, una misteriosa orchestra, l’odore pervasivo che allora si fa opprimente tanto è intenso, e lì dov’è, rimane, come in prima fila al cabaret della vita e dice grazie per lo spettacolo.
Perché sono diventato cacciatore di serpenti? perché come tutti non avevo un cazzo da fare, ma non me la sentivo di accettare un lavoro socialmente utile, uno di quelli che fanno sentire a posto e in regola. Così piuttosto che non fare un cazzo in ufficio, facendo finta di fare qualcosa, ho preferito annusare il lato mistico della vita. C’è molta religione nei serpenti.
Alfredo Morosetti
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