Nozione e funzione del mentecatto nella cultura di massa
Il nostro è un mondo di mentecatti. Lo è sempre stato - si potrebbe dire a ragione, semplicemente avendo letto qualche autore di una certa caratura del mondo antico o medioevale. Ma oggi è diverso. Ieri il mondo si organizzava, o tentava - per quanto possibile - di farlo per difendersi dai mentecatti; oggi si organizza e aumenta se stesso in funzione dell’esaltazione del mentecatto.
Chi è un mentecatto? Chi ha la mens capta. La mente prigioniera. Nelle menti libere, il processo che essa dirige è quello di vedere ciò che non si accorda con quello che si suppone; in quelle prigioniere, consiste, come in una gabbia, nel tenere fuori, quello che non è già dentro. Chi ha il potere di fare entrare qualcosa in quella mente, ha anche le chiavi di quella gabbia.
La chiusura mentale del mentecatto non è solo logica, ovvero la capacità di cogliere la concordanza concettuale di una serie di proposizioni o la loro discordanza. In fondo questa è un’operazione secondaria della mente e consiste, una volta possedute alcune figurine, nel vedere e unire quelle che hanno un colore identico da quelle che presentano un colore diverso. Semmai, dal punto di vista concettuale, è l’impossibilità di confrontare credenze date per certe con fatti o eventi esterni al campo delle convinzioni credute vere. Ad esempio, per fare un esempio lampante, il mentecatto affermerà sempre o ovunque di essere il padrone assoluto del suo corpo e di non tollerare intromissioni di sorta circa il suo uso e destino da parte di chicchessia, e dirà essere questa credenza non solo moralmente ineccepibile ma anche fondante il regime politico-giuridico in cui egli abita. Fatto salvo il giusto l’obbligo di vaccinazione.
Sarebbe interessante stilare un manualetto per riconoscere di primo acchito il mentecatto. Fra i segnali più significativi l’adesione entusiasta a qualsiasi neologismo venga dalla comunicazione di massa, sia esso relativo a qualche ridicolo concetto delle pseudo-scienze umane, tipo economia, sociologia, antropologia; sia esso un nuovo intercalare o una frase fatta, ad esempio “chiedo per un amico”. Più in generale, il mentecatto si riconosce per il modo in cui chiede attenzione. Per il fatto di esibire cose che riguardano il suo privatissimo mondo sentimentale, la foto della nonna appena deceduta, il gattino che fa le fusa, la sua passeggiata sulla spiaggia deserta, come potessero essere fatti di universale interesse e comune e devoto sentire. Ed è appunto in questa dimensione della sensibilità che più che in ogni altra espressione del suo spirito, ne rivela il tratto mentecatto.
E’ nel porre se stesso, la risibile dimensione umana nella quale - questo non è colpa, ma è una colpa non vederne la universale insignificanza e seriale coincidenza per ogni essere umano, fosse anche lo zar di tutte le Russie - vive come potesse qualcosa di significativo per altri e non solamente per se stesso. E’ fare della propria privata dimensione umana, un fatto significativo, degno dell’interesse altrui. E’ il lato della sensibilità che mostra, più di qualsiasi altro, la natura del mentecatto. (Alfredo Morosetti - prima parte)

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