Piccolo e utile memento di Filippo Bovo via Facebook
Zaporizhzhia è un fronte caldo, e la recente notizia dell'acciaieria andata fortemente danneggiata ne è una prova sintomatica. Non è una città priva d'importanza, per l'Ucraina: storicamente, è sempre stata uno dei suoi massimi centri industriali. A Zaporizhzhia, tanto per fare un esempio, aveva ed ha tuttora sede l'unica realtà ucraina dell'automotive: in epoca sovietica si chiamava ZAZ, e il milanese Beki Koelliker le importava anche da noi, insieme ad altri prodotti dell'industria automobilistica dell'URSS come Volga e Moskhvich, prodotte rispettivamente a Gorkij (oggi Nizni-Novogorod) e Mosca.
La ZAZ, qua da noi, era abbastanza nota, seppur venduta in scarsi numeri: il primo modello prodotto dal kombinat sovietico, la 965, non apparve mai da noi, ma le successive 966 e 968 A e 998M, sì, fino a buona parte degli Anni '80. Se la 965 somigliava ad una via di mezzo tra una Fiat 600 all'anteriore e una Fiat 850 al posteriore (in questo caso, piuttosto approssimativamente), le 968 A e M erano invece decisamente più somiglianti alla NSU Prinz 4L (anch'essa piuttosto nota utilitaria tedesca, mossa da un raffinato bicilindrico raffreddato ad aria di scuola motociclistica, secondo la genetica della sua Casa produttrice: estremamente popolare e venduta nei suoi anni buoni, la Prinz diventò poi oggetto di dileggio, come non di rado capita a tante macchine nate non per sognare ma servire, una volta semplicemente divenute "troppo vecchie"). Al pari della Prinz, ingiustamente dileggiata come "auto sfigata", la ZAZ 966 e 968 lo era ancora di più, giacché prodotta e venduta da noi, con quella linea, anche quando della vecchia NSU nessuno o quasi si ricordava più.
Ma il dovere della ZAZ era di servire, non far sognare: era robusta, in Italia costava poco, e come declamava la pubblicità di Koelliker del tempo andava "anche a benzina normale". Il suo motore, un 4 cilindri a V raffreddato ad aria, aveva in effetti un basso rapporto di compressione, che gli consentiva di digerire carburanti di modesta qualità , seppur in quantità abnormi rispetto alla potenza erogata (ma in URSS non era un problema: la benzina abbondava e costava poco, e comunque l'auto non era giudicato un prodotto di massa, tendenza poi in parte invertitasi dalla seconda metà degli Anni '60, sotto Breznev). Come motore, era una libera reinterpretazione dei vecchi Ford tedeschi Anni '50-'70, a 4 cilindri a V raffreddati però ad acqua: ugualmente, fatti non per sognare, men che meno vincere al Gran Premio, ma per servire, durare una vita (le vecchie pubblicità di quegli anni recitavano "E' forte, è Ford!", ed era vero). Non era un cattivo mezzo, questa ZAZ (tra le altre curiosità , disponeva di un filtro supplementare a benzina, a prova di carburante "difettato"; e, sempre supplementare e alimentato a benzina, di un sistema di riscaldamento per l'abitacolo, senz'altro utile per i gelidi inverni non soltanto "sovietici").
Sempre sulla sua base, i sovietici ricavarono il piccolo fuoristrada a trazione semplice Volin: anch'esso prodotta in Ucraina, quando i collaudatori di Koelliker ne importarono un po' di lotti a Milano si sbigottirono, perché riusciva ad arrampicarsi dappertutto. Dovrò dedicare qualche riga in più, in futuro, a queste curiosità , a partire da quelle sovietiche e dell'ex Cortina di Ferro, perché so già che a qualcuno potranno interessare: le auto e le moto d'epoca sono una mia passione, a cominciar proprio dalle più singolari tra le "vecchie trappole".
Ad ogni modo, con la Perestroijka e il "vento del cambiamento", in URSS cominciarono a studiare modelli più moderni, con la trazione anteriore e linee più al passo con la concorrenza occidentale. La vecchia 968, infatti, era con motore e trazione posteriore, proprio come la vecchia Prinz e tante altre vecchie utilitarie prodotte in Europa occidentale fino ai primi Anni '70. L'erede, la Tavria, aveva similitudini estetiche con la vecchia Opel Corsa 1a serie (alzi la mano chi se la ricorda) e un buon motore a 4 cilindri in linea, con raffreddamento ad acqua e distribuzione a catena, che si dimostrò tanto buono che anni dopo, quando i tecnici di Daewoo rilevarono la vecchia ZAZ dallo Stato, decisero di mantenerlo sulla nuova gamma locale. Dopo Daewoo, come noto fallita a seguito della crisi asiatica ed assorbita da General Motors, l'azienda iniziò a produrre per conto terzi, assemblando in loco modelli Chevrolet (ex Daewoo), Opel e addirittura Mercedes, oltre a stipulare un prezioso accordo con la cinese Chery. Ad oggi, per ovvie ragioni legate al conflitto, la vecchia "Zaporiz'kyj avtomobilebudivel'nyj zavod" (ZAZ) ha gli impianti fermi, forse anche un po'... "anneriti". Chissà che futuro avrà , e se lo avrà . Scusatemi l'abnorme prolissità .