Qualche giorno fa, il 31 ottobre, era l’
anniversario di morte di Harry Houdini, condividiamo un articolo d’annata di
Corrado Augias.
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«Nel corso di una lunga vita che ha conosciuto ogni aspetto dell’umanità, Houdini è di gran lunga il personaggio più curioso e intrigante che abbia mai incontrato».
Così, Arthur Conan Doyle, padre di Sherlock Holmes parlando di Ehrich Weiss, meglio noto nel mondo con il nome di Houdini.
Di prestigiatori, illusionisti, contorsionisti e negromanti è piena la storia dello spettacolo.
Houdini fu tutte queste cose insieme tutte portate al massimo livello. Ammanettato, legato come un salame, con i piedi appesantiti da ceppi, ammanettato e rinchiuso in celle di massima sicurezza, calato a testa in giù, stretto da funi, in una campana di vetro piena d’acqua, riuscì sempre a liberarsi dai vincoli e a uscirne. La sua esperienza più terrificante fu probabilmente quella detta del "
sepolto vivo". Farsi ammanettare (anche con più paia di manette) e chiudere in una cassa era diventato a un certo punto per lui una prova di routine. Il suo numero più ripetuto era di farsi ammanettare e rinchiudere in una cassa poco più grande d’una bara. La cassa veniva a sua volta assicurata con funi robuste e cinghie di cuoio. Nascosto agli occhi del pubblico da una tenda nera, il mago si liberava ad una ad una dalle manette, apriva in qualche modo la cassa, tirava di colpo la tenda e si presentava per l’applauso che si trasformava subito in una trascinante standing ovation, l’intera sala in piedi.
Con gesto volutamente teatrale Houdini indicava a quel punto la cassa che era lì sui suoi cavalletti all’apparenza integra e circondata dalle sue funi intatte. Questa la routine.
Nell’esperienza del sepolto vivo che Houdini fece una sola volta perché troppo rischiosa, la cassa invece che messa su un palcoscenico veniva calata in una buca di due o tre metri, appunto come nella pratica cimiteriale.
Il mago s’era allenato in buche di meno di un metro; aveva calcolato con cura tutto meno una cosa: il peso della terra.”
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