Passa il generale.

Il gruppo musicale lo vede e intona Bella ciao. Il generale sorride e risponde con il saluto romano. Sua moglie alza il dito medio. La rissa è stata sfiorata. Entrambi le fazioni mostrano la loro superficialità.

Ma non affrettatevi a trarre conclusioni. La questione non riguarda chi abbia ragione o torto, né il colore politico, né la memoria storica. Il problema è molto più profondo, e decisamente più preoccupante.

Siamo ancora ai dispetti da asilo, alle tifoserie da stadio, incapaci di uscire dalla logica delle fazioni.

Continuiamo a dividerci in tribù, a cercare un'appartenenza prima ancora di cercare la verità. È l'inconsapevole follia di chi preferisce sentirsi parte di un gruppo piuttosto che esercitare il proprio spirito critico. Davanti a questa scena da film di serie B, io non mi colloco né di qua né di là. E la mia memoria non ha bisogno di tornare agli anni Venti del secolo scorso: mi basta ricordare gli anni Venti di questo secolo.
Non serve ripetere ciò che i vostri beniamini, rossi e neri, hanno fatto insieme, spesso in perfetta sintonia, in nome del denaro e di un progetto che, secondo molti, continua ancora oggi a produrre i suoi effetti.

E allora viene da sorridere amaramente. C'è chi oggi si scandalizza per un generale che propone l'estensione dell'obbligo vaccinale, dimenticando che altri, prima di lui, sostenevano misure che, pur senza definirle formalmente obbligatorie, privavano della libertà chi sceglieva diversamente. E la libertà è proprio la parola centrale di una delle canzoni popolari più cantate nelle piazze.

Poi c'è la macabra contabilità dei morti. C'è chi si affanna a stabilire quale colore politico abbia provocato meno vittime, come se milioni di vite potessero essere ridotte a una statistica o a un argomento utile per vincere una discussione. Milioni di esseri umani trattati come moscerini sul parabrezza della storia, mentre i leader (tiranni famelici) si concedevano le loro parentesi di serenità: chi in un cottage di montagna, chi a giocare a scacchi o a godersi Capri, mentre ragazzi poco più che ventenni morivano al fronte o di fame, di stenti e di freddo, e intere popolazioni di stenti, in qualche città dell'Est. È sempre il popolo a pagare il prezzo più alto delle decisioni di chi il potere lo esercita da lontano.

Purtroppo viviamo, abbiamo vissuto e vivremo, in un mondo in cui crisi e guerre vengono spesso lette come strumenti di potere, dove intere popolazioni pagano il prezzo delle decisioni di pochi e dove la paura è una delle armi più efficaci per condizionare coscienze e discernimento.

Eppure, nonostante tutto questo, c'è ancora chi preferisce mettere in scena l'ennesimo teatrino di strada, convinto che il vero nemico sia chi indossa un colore diverso dal proprio.
L'essere umano, così, non vince mai.

Perde dignità, ragione e umanità. Quando il mondo si divide in un "noi" e un "loro", anche se quella divisione viene considerata legittima, l'uomo scompare. Rimane un involucro vuoto, riempito di slogan, appartenenze e odio. La violenza nasce prima dentro di sé, consumando la propria coscienza, e solo dopo si riversa sugli altri, che restano, nonostante tutto, suoi simili.

Ruben

4 comments

Questo perché quello italiano non è un popolo
Come è scritto nell' inno nazionale
Divide et impera
Infatti il problema non è il finto antifascismo od il presunto fascismo.

Vannacci è stato un generale organico alla NATO, servo del potere imperialista atlantista.

Si è espresso a favore di israele ed ha inneggiato alla XMAS, battaglione che ha tradito l'Italia prendendo ordini dai nazisti.

Servire nazismo, atlantismo e sionismo sono tre esempi di antipatriottismo.

Il motivo per cui Vannacci va disprezzato è perchè è un traditore della patria e della sovranità per le ragioni di cui sopra.
Se con quello che giocava a scacchi si intendeva Stalin, allora non credo che si stesse godendo molto la partita, perché stata lottando per la sua sopravvivenza e per l'intero popolo russo.
Il re d'Italia scappò a Brindisi, per inciso.