Il voto e l’illusione della scelta, la divisione in fazioni, la dualità che separa le persone ma ricompatta sempre il potere.

C'è sempre un pezzo mancante, quello che raramente viene pronunciato ad alta voce: se ti chiedono il tuo parere, spesso conta molto meno di quanto ti fanno credere. Su molte decisioni che incidono davvero sulla vita collettiva non votiamo quasi mai. Non votiamo se finanziare o meno una guerra. Non votiamo sull’installazione di antenne nei territori. Non votiamo sulle politiche migratorie, sui salari faraonici della politica, sulla direzione della sanità pubblica o della scuola. Eppure sono proprio queste le scelte che determinano il presente e modellano il futuro.

A volte viene spontaneo pensare che la partecipazione sia concessa solo entro confini molto precisi: si vota su ciò che non cambia troppo l’equilibrio delle cose, mentre le decisioni più profonde restano altrove. Perfino su questioni più semplici il cittadino ha poco margine. Sarebbe naturale, ad esempio, poter scegliere se pagare o meno il canone della RAI come si sceglie liberamente se aderire o meno a un servizio: paghi e il servizio funziona, smetti di pagare e si interrompe. Una scelta chiara, diretta, individuale.

Eppure la dinamica pubblica sembra funzionare diversamente. Quando serve, l’uomo medio viene spinto verso una posizione, invitato a schierarsi, persuaso della bontà di alcune cause. Ci viene spesso raccontato che nelle guerre esiste sempre un aggressore e un aggredito, una distinzione netta che dovrebbe orientare immediatamente il giudizio morale. Ma allora la domanda ritorna: tutte le guerre vengono trattate allo stesso modo? Oppure esistono conflitti di serie A e conflitti di serie B?

Lo si vede anche nelle contraddizioni del mondo dello spettacolo. Il boss di Spotify, Daniel Ek, investe milioni nello sviluppo di droni militari, mentre sulle stesse piattaforme scorrono le canzonette dei grandi idoli musicali che invitano alla pace universale. Il pubblico applaude, gli artisti alzano la bandiera arcobaleno e spiegano che la guerra è brutta. Un perfetto esempio di dissonanza cognitiva: da una parte il sistema che finanzia potere e conflitti, dall’altra la narrazione rassicurante che consola e tranquillizza.

È lo stesso meccanismo che si attiva quando, per salvare il pianeta, vi spiegano con tono solenne l’importanza della raccolta differenziata o della rottamazione della vostra vecchia Fiat Panda. Nel frattempo, migliaia di jet privati, quelli su cui viaggiano star dello show business, influencer e nuovi profeti della sostenibilità, solcano i cieli ogni giorno, magari per raggiungere il prossimo grande concerto dove, tra luci, palchi giganteschi e tonnellate di plastica usa e getta, si predicheranno pace, amore ed economia sostenibile. Il giorno dopo restano le montagne di rifiuti da raccogliere. Ma va bene così. Lo spettacolo continua, mentre la partecipazione resta, ancora una volta, soprattutto una parola.

Ruben

3 comments

Beh questo lascia intuire che il parere collettivo fa davvero la differenza.
Per questo non lo fanno esprimere e se espresso comunque viene nascosto, dissimulato ed eluso. Per questo diffondono false informazioni, ordiscono false flag e agiscono in segreto.
Se non lo facessero parere pubblico sarebbe univoco e li chiuderebbe in galera a vita.
Joe
Allora, una cosa deve essere ben chiara:

Sono i Gattopardi che comandano...

Comandavano prima, e comandano anche ora.

Il Potere appartiene da sempre a gruppi ristretti di persone...

Una volta si chiamavano Aristocrazie, rispondenti a precise linee di sangue, quasi sempre non attinenti a quelle delle masse che governano ...

Ora GRUPPI DI POTERE (veri beneficiari finali e detentori dei Fondi di investimento che cont4ollano le multinazionali e le corps) alcuni milioni di persone sul pianeta (che per 9 miliardi sono pochissimi) con poche teste pensanti fra loro (i "magi neri" ...) che confezionano le Agende per la gestione delle MANDRIE ...

Religione, morale derivata, Istruzione, cultura di massa, letterwturq, cinema, informazione ...mornarchia o democrazia... tutto emana da un preciso fulcro e una precisa volontà... tutti i manulai universitarii risentono dell'opera della Royal Society di Londra per esempio... o del Vaticano prima... Vaticano che è controllato dalle antiche famiglie italico_romane dalle sue origini...

...

CI SONO I "COMMONERS" E POI CI SONO I LORD... CHIARO?!
GiorGior
Beh questo lascia intuire che il parere collettivo fa davvero la differenza. Per questo non lo fanno esprimere e se espresso comunque viene nascosto, dissimulato ed eluso. Per questo diffondono false informazioni, ordiscono false flag e agiscono in segreto. Se non lo facessero parere pubblico sarebbe univoco e li chiuderebbe in galera a vita.
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