Una volta che una società è organizzata in modo tale che la medicina può trasformare gli individui in pazienti, inevitabilmente la popolazione cede parte della sua autonomia ai propri terapeuti.

Il vivere è così ridotto a un "lasso" di tempo, a un fenomeno statistico che, nel bene e nel male, dev'essere pianificato e modellato con strumenti istituzionali.

Quando tutta una società si organizza in funzione di una caccia preventiva alle malattie, la diagnosi assume allora i caratteri di una epidemia. Alla lunga, l'attività principale di una simile società porta alla produzione fantomatica di speranza di vita come merce.

L'individuo è subordinato alle superiori "esigenze", le misure preventive diventano obbligatorie e il diritto del paziente di negare il consenso alla cura si vanifica allorché il medico sostiene che vi si deve sottoporre non potendo la società permettersi cure ancora più costose.

Ivan Illich, "Nemesi medica. L'espropriazione della salute" 1977

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L’eutanasia che vogliono fare legge e propedeutica a questa narrativa