Quella plastica che nel 1960 era liberazione, oggi è un problema. Ma non è colpa dell'uomo che l'ha inventata. Lui ha trovato un modo di ordinare delle molecole. Che cosa farne, quanto usarne e dove buttarla lo abbiamo deciso noi, in settant'anni.
Quella plastica che nel 1960 era liberazione, oggi è un problema. Ma non è colpa dell'uomo che l'ha inventata. Lui ha trovato un modo di ordinare delle molecole. Che cosa farne, quanto usarne e dove buttarla lo abbiamo deciso noi, in settant'anni.

11 marzo 1954, Politecnico di Milano. Un ricercatore porta al professore un bicchiere di vetro con dentro una polvere bianca: un materiale che fino a quel giorno non esisteva sulla faccia della terra. Al microscopio quelle molecole non sono buttate a caso, sono ordinate, tutte girate nella stessa direzione, come mattoni in un muro fatto bene. Per questo il materiale è duro, leggero, resistente e costa pochissimo.

Il nome scientifico è polipropilene isotattico. Nei negozi si chiamerà Moplen.

Giulio Natta era nato a Imperia nel 1903, figlio di un magistrato. Laurea in ingegneria chimica al Politecnico a ventun anni, professore ordinario a trenta. Aveva un modo di lavorare che allora usavano in pochissimi: non provava a caso, guardava dentro la materia con i raggi X. Voleva vedere come sono messe le molecole, non solo che cosa fanno. È la differenza fra provare e capire: chi prova a caso trova qualcosa ogni tanto, chi capisce la struttura può decidere in anticipo che materiale vuole ottenere.

Nel 1952 sente in Germania il chimico Karl Ziegler parlare dei suoi catalizzatori. Natta capisce una cosa che a Ziegler è sfuggita: con quei catalizzatori non conta soltanto legare le molecole, conta come le orienti mentre le leghi. Torna a Milano, mette al lavoro un gruppo di giovani ricercatori con i soldi di una grande azienda chimica italiana, e dopo mesi di prove fallite arriva la polvere bianca. Il primo brevetto è dell'8 giugno 1954. Tre anni dopo, a Ferrara, parte il primo impianto industriale al mondo.

Dal 1960 un comico ripete quella parola ogni sera dentro il Carosello, e la signora impara a guardare bene che l'oggetto sia fatto di Moplen. Prima le bacinelle erano di zinco, i secchi di metallo, gli scolapasta di alluminio ammaccato: pesavano, arrugginivano, tagliavano le mani e costavano. Il nuovo materiale era leggero, colorato, non si rompeva se cadeva. In pochi anni la casa italiana cambiò aspetto e cambiò colore. Il boom economico ha una colonna sonora e ha anche un materiale.

Nel 1956 a Natta era stato diagnosticato il morbo di Parkinson. Nel 1963 arriva la telefonata da Stoccolma: premio Nobel per la chimica, insieme a Karl Ziegler, che quel premio condiviso non lo prese benissimo. Il 10 dicembre 1963 Natta entra nella sala di Stoccolma accompagnato, tenuto per un braccio. L'uomo che aveva dato al mondo un materiale nuovo attraversa quella sala sorretto da altri. È ancora oggi l'unico italiano ad aver vinto il Nobel per la chimica. Uno solo, in tutta la storia del Paese.

E poi c'è la parte che in Italia si preferisce non raccontare. Avevamo l'inventore, i brevetti e il primo impianto del mondo. Nei decenni successivi la chimica italiana si è persa per strada fra fusioni, liti e vendite all'estero: non in un giorno, in trent'anni, una decisione prudente alla volta. Oggi il polipropilene si produce a decine di milioni di tonnellate all'anno dappertutto, e la quota italiana è una briciola.

Giulio Natta è morto a Bergamo il 2 maggio 1979. Negli ultimi anni non riusciva più a scrivere né a parlare bene, e continuava a farsi leggere gli articoli scientifici.

👉 In casa dei nostri nonni, che cos'era di Moplen? La bacinella, lo scolapasta, il portauovo, la sedia gialla del terrazzo? .........Da storia Italiana

1 comment

Quella plastica durava, a guardare bene ancora si trovano in giro esemplari " sanissimi ", non si sbriciola né polverizza come la " plastica ecologica " per cui quando è un rifiuto fuori posto si vede e rimuove facilmente, non dura solo il tragitto dal negozio a casa e non va a inquinare invisibilmente ovunque, pure le branchie dei pesci e le fonti d'acqua potabile