La questione della perdita delle differenze è centrale nell'ipotesi girardiana. Tutti gli aspetti delle culture umane sono fondati sulla creazione permanente di differenze che permettono di trovare il proprio posto a ciascuno e ad ogni cosa. La nostra necessità di comprensione e d'organizzazione del mondo si realizza grazie a questa creazione permanente di differenze, nei quali vediamo la l’incomparabile ricchezza/diversità dell'umanità.
Infatti, viviamo e pensiamo in un sistema principalmente “differenzialista”. Un certo pensiero positivo ha del resto spiegato il fatto che il senso poteva nascere soltanto in una situazione di squilibrio tra due termini e ciò ci spinge sempre a ricercare il punto discriminante per comprendere.
Dinanzi all'identico, proviamo immediatamente la necessità di distinguere. Infatti il nostro atteggiamento di fronte ai gemelli di solito, è quello di trovare almeno una specificità all'uno o l'altro, che ci consenta di sapere chi è chi.
Il desiderio mimetico conduce ad abolire queste differenze, dunque a rendere confusi tutti i riferimenti preesistenti. Se nulla di ciò che mi distingueva dal mio vicino non esiste più, chi sono io effettivamente?
Il modello dispone di un mezzo radicale per mantenere la distanza col soggetto: quello di proibire al soggetto desiderante il possesso dell'oggetto. Al messaggio: «Fai come me» che irradiava dal modello se ne aggiunge uno completamente opposto: «Non fare come me».
In un sol colpo, il modello si trasforma in ostacolo e riunisce in sé stesso due termini contraddittori: è allo stesso tempo colui che è adorato (poiché mostra al soggetto ciò che è desiderabile) e colui che è odiato (poiché, da rivale, gliene proibisce il possesso).
«Il soggetto prova dunque per il suo modello un sentimento lacerante formato dall'unione di due opposti che sono la venerazione la più sottomessa ed il rancore più intenso. È il sentimento che chiamiamo odio. Solo l’essere che ci impedisce di soddisfare un desiderio, che lui stesso ci ha suggerito, è realmente oggetto di odio. Quello che odia si odia inizialmente lui stesso a causa dell'ammirazione segreta che cela il suo odio. Per nascondere agli altri, e nascondere a sé stesso, quest'ammirazione infinita, non vuole vedere altro che un ostacolo nel suo mediatore. Il ruolo secondario di questo mediatore passa dunque in primo piano e dissimula il ruolo primordiale del modello religiosamente imitato (Si veda a tal proposito la teoria del desiderio mimetico applicata dallo stesso Girard allo scontro culturale che vede ai giorni nostri contrapposti Islam e Occidente).
Il portato teorico, d’importanza capitale, della teoria del desiderio mimetico di René Girard è di avere estratto dai romanzi la verità di questa circolarità: «è perché è un modello che l’Altro è un rivale, ma è anche perché è un rivale che è un modello.»

Comments

Be the first to add a comment