È la situazione della più parte degli Stati europei, fatta salva la terra Euskadi, l’Irlanda del Nord, alcuni piccoli territori balcanici e dacici, con l’aggiunta di parte della Sicilia e della Calabria.
Nei casi citati, il territorio non subisce né la violenza della forza monopolizzata da un solo attore, né il conformismo della verità divulgata da quella medesima fonte di violenza.
Da un punto di vista puramente pratico, è la migliore situazione possibile che può vivere la popolazione che per un verso per l’altro non è direttamente arruolata negli eserciti che si contendono il territorio.
In realtà in situazioni del genere non si tratta mai di una guerra aperta e totale; si tratta piuttosto di una guerra bassa intensità fondata su atti di dissuasione reciproca e spesso di accordi provvisori.
E cioè una guerra che non mira alla distruzione o all’allentamento del nemico, proprio perché il risultato non sarebbe quello desiderato: una vittoria di Pirro, con incognite ad alto rischio, come vediamo col trionfo delle razze africane sui bianchi in Sudafrica e la guerra civile al coltello che ne segue, così come nel Kossovo o in Transnitria o quando il Leviatano ucraino pensó di cintare il Donbass.
Il conflitto genera la condizione di massima indeterminazione per tutti coloro che sono fuori dal progetto leviatanico di controllo del territorio. Possono essere tutti utili gli uni e agli altri, possono ritagliarsi spazi di vita non soffocanti dalla prevaricazione di un solo onnipotente sistema di dominio. Possono andare al mare invece che al lavoro, possono ricevere concessioni che altri si sognano, possono essere beneficiati con favori e tollerati in molteplici inadempienze.
Più ancora, l’organizzazione leviatanica maggiore, quella che afferma di essere la legalità e dunque il bene universale, è anche per molti versi la meno solida. Gli sbirri e i funzionari di grado inferiore ma anche quelli di livello medio, sono quelli che in un modo o nell’altro sono più facilmente malleabili grazie a favori o timori, questi chiuderanno un occhio a seconda delle circostanze e diverranno dei veri e propri collaboratori silenziosi dell’altra più piccola ma più determinata organizzazione leviatanica. Dunque si crea il paradiso del libero scambio: tu fai un favore a me e io faccio un favore a te e tutti, con l'ukase del grande leviatano, ci puliamo il culo. (2/2, di Alfredo Morosetti su Facebook)

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