La Letteratura è strana, come la vita: capitano gli imprevisti. Mai, e dico mai, avrei pensanto che questo Natale sarebbe stato dostoevskijano. Ma no, tranquilli, la polizia non mi è venuta a prendere né tantomeno hanno fatto lo scherzo di far finta di giustiziarmi, facendomi venire l'epilessia. Molto più banalmente è dal pomeriggio del giorno di Natale che saltabecco tra Memorie del Sottosuolo e i Demoni.
Trovo un autore potentissimo, non lo ricordavo così potente. E' che ogni grandissimo è potente a modo suo: di Mann colpisce l'enorme cultura e la capacità di congegnare delle architetture romanzesche ineguagliabili, di Kafka colpisce la capacità di toccare vette simboliche (così come Collodi) ineguagliabili per chiunque altro, di Céline colpisce la sofferenza immensa che sgorga dalle righe scritte, una sofferenza e uno spaesamento che è lo stesso dell'Uomo Contemporaneo di fronte alla Società e alla Storia.
Di Fëdor Michajlovič colpisce il senso dell'ironia sofisticato e profondo tanto da sfociare in sarcasmo, ma senza perdere mai l'occhio pietoso tipico di chi tanto ha sofferto. Stupefacente la capacità di tenere sulle spine il lettore così da costringerlo ad andare avanti nella lettura: un'arte questa dovuta al fatto che lui dai romanzi doveva guadagnarci per campare.
Sconvolge anche la sua capacità di lettura politica che è validissima a tutt'oggi; Fëdor tutto spiega, tutto dimostra per tabulas. Nulla è lasciato al livello inconscio, al messaggio del simbolo. Come si conviene ad un ufficiale di Artiglieria.
Lo ricordavo certamente grandioso. Ma ora, alla mia età, in cui solo i grandi si apprezzano e dove tutto il resto ormai porta noia, lo riscopro ancora più grande.

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