Ora, scendendo anche alle nostre bassezze di individui cauti e saggiamente calcolatori, ci accade che quando scorgiamo il nostro “Ideale” essere troppo alto e irraggiungibile ci “adattiamo” al reale abbassando l'ideale. Se non proprio papi, almeno sagrestani: sempre in cose di Chiesa vorremmo restare invischiati. È stato proprio questo il mio esito destinale di letterato residuale e non riuscito. Ho combattuto nella trincea dell'oggi con una tensione "artistica" come un bohémien dell'ordinario. Perchè due sono le vie: o riduciamo l’ideale o rinforziamo il reale, compiamo ossia tutti gli sforzi per renderci degni del nostro destino, e ci giochiamo comunque la partita. Ma nessuno ti dirà mai se ti arriderà la vittoria. La vita resta pura alea, azzardo, avventura nel senso stretto "ciò che ti avviene, ti accade", e alla fine, comicamente o tragicamente non saprei proprio dire, solo alla fine, potresti anche scoprire che “una vita vale l’altra perché in fondo son tutte sbagliate” (A. Moravia).

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