Ogni giorno che passa risultano sempre più evidenti le devastanti conseguenze economiche di questa guerra, sia a livello globale, che ahimè a livello nazionale.
I paesi più poveri stanno soffrendo per le difficoltà di approvvigionamento del grano ucraino, il reperimento di molte merci già rallentato dalla pandemia, sta diventando ancora più arduo, i costi dell’energia e delle materie prime continuano a salire, e più in generale si vive in un clima di crescente incertezza per il futuro.
La qualità della vita delle classi lavoratrici, anche nelle nazioni più ricche, sta peggiorando velocemente. Il potere di acquisto è crollato, la disoccupazione tenderà ad aumentare a causa delle inevitabili ristrutturazioni del settore industriale derivante dalla contrazione della domanda.
Il costo indiretto della guerra e dell’instabilità geopolitica che ne è derivazione diretta sarà pesantissimo.
In tutto questo l’Occidente si muove con preoccupante autoreferenzialità, facendomi tornare in mente la frase tanto in voga negli anni di maggior splendore dell’impero britannico: “C’è nebbia sul canale della Manica, il continente è isolato dalla Gran Bretagna”.
Non rendendosi conto che buona parte del mondo, comprese tutte le economie emergenti, mantengono una posizione di assoluta neutralità nei confronti del conflitto, con il serissimo rischio che ad essere isolati, sia economicamente che politicamente, finiscano per essere proprio le nazioni occidentali.

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E già da un po’ di tempo che lo dico! Fine 🇪🇺🇺🇸🇬🇧degli imperi ci aggiungo anche 🇮🇱💩