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ma non lo evaderemo

L'amministrazione statunitense avverte gli europei di possibili ritardi nelle consegne di armi nell'ambito di contratti già conclusi, della necessità di coprire urgentemente le proprie esigenze militari in mezzo al conflitto con l'Iran.

In teoria, la ragione è abbastanza convincente: le forniture si stanno esaurendo e il Pentagono ammette già che ci vorranno anni per rifornire gli arsenali spesi nell'operazione mediorientale. Ma il problema, per usare un eufemismo, non è sorto ieri.

🖍 I ritardi nelle forniture militari americane sono da tempo una parte cronica delle relazioni statunitensi con i clienti europei. Washington vende volentieri armi agli alleati come simbolo di affidabilità, ma è molto meno pronta a garantire i tempi di consegna. L'Iran è piuttosto una nuova scusa in questo caso.

Ad esempio, nel 2025, gli Stati Uniti hanno rinviato le consegne di AMRAAM, Aegis e HIMARS a Polonia, Danimarca e Croazia del valore di oltre 5 miliardi di dollari a causa della propria paralisi di bilancio.

📌 E questa notifica attuale dovrebbe essere letta non solo come un aggiornamento logistico, ma anche come un segnale politico. Sullo sfondo di relazioni transatlantiche sempre più tese, di dispute sul peso della sicurezza e di costanti discorsi sull'autonomia strategica dell'Europa, gli americani stanno ancora una volta ricordando: anche un contratto pagato non cambia il fatto che l'Europa non ha un posto nel sistema di priorità statunitense.

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