# IL DIAVOLO NON HA BISOGNO DI CORNA: IL MALE HA SEMPRE AVUTO IL VOLTO DEL POTERE
Ci sono persone che, davanti a un volto inquietante, vedono il demonio. Ma davanti a un uomo che ordina una guerra, a un presidente che giustifica un massacro, a un imperatore che affama un popolo o a un leader che manda milioni di persone a morire, improvvisamente il demonio scompare. Diventa strategia, interesse nazionale, necessità storica. Oppure, peggio ancora, diventa una bandiera da sventolare.
Da qualche giorno, forse da qualche settimana, circolano immagini e video di personaggi che gravitano intorno all'amministrazione Donald Trump. Figure dai volti femminili, e forse anche qualche uomo, descritte da chi le pubblica come inquietanti, demoniache, quasi appartenenti a un'altra dimensione. Si osservano i loro lineamenti, le espressioni, gli sguardi. Si cercano indizi, si costruiscono interpretazioni, si evocano presenze oscure. E tutto questo viene presentato come se fosse la scoperta di qualcosa che finalmente ci permette di vedere ciò che si nasconde dietro il potere.
Ma cosa significa, esattamente, parlare di figure demoniache? Che cosa stiamo dicendo quando attribuiamo a un volto umano un'origine infernale? E soprattutto: chi pubblica certe immagini è davvero convinto che, prima di Trump, le amministrazioni statunitensi e quelle di tutto il mondo fossero popolate da creature angeliche? Che la storia del potere fosse, fino a ieri, una lunga processione dell'Arcangelo Gabriele?
Il diavolo, nella tradizione, non si manifesta necessariamente mostrando ciò che è. La sua forza sta nell'illusione, nella capacità di rendere accettabile ciò che dovrebbe inquietarci, di farci scambiare il male per una necessità, una virtù o persino una missione. E allora, se vogliamo parlare di qualcosa di davvero inquietante, forse dovremmo smettere di cercare il demonio nei lineamenti di una persona e cominciare a guardare le conseguenze delle sue azioni.
La storia dell'umanità è riccamente costellata di imperatori, papi, re, sovrani, presidenti e leader che non possono certo essere considerati tutti dalla parte del bene. L'ambizione umana ha generato guerre, carestie, crisi economiche, persecuzioni, genocidi. Ha costruito imperi sulla pelle dei popoli, ha trasformato la paura in obbedienza e la propaganda in verità ufficiale. Eppure, mentre oggi si condividono immagini di presunti personaggi demoniaci nell'amministrazione Trump, sembra che tutto questo venga dimenticato. Come se il male avesse improvvisamente un volto nuovo, come se fosse comparso soltanto adesso, con una particolare amministrazione e con un preciso orientamento politico.
Questo non è un testo a favore o contro Trump. Non mi interessa difendere un presidente né demonizzarne un altro. Il punto è proprio uscire da questa logica, allargare lo sguardo, riportare l'attenzione sull'intera storia dell'uomo e su tutti i luoghi in cui il potere ha prodotto distruzione.
Perché mentre qualcuno si diverte a riconoscere il demonio nei volti dei politici americani, c'è ancora chi gioca alla conta dei morti, come se la tragedia umana fosse una competizione tra tifoserie: «Tu ne hai ammazzati dieci milioni più di me». Come se un genocidio potesse essere ridimensionato da un altro genocidio, come se il dolore di un popolo diventasse meno importante perché un altro popolo ne ha subìto di peggio. Questa non è coscienza storica. È una forma di cecità morale.
Ed è qui che si manifesta quello che potremmo chiamare l'effetto luciferino: la luce riflessa del male. Non il male che riconosciamo e condanniamo, ma quello che continuiamo a portare in giro senza accorgercene, perché appartiene alla parte con cui ci identifichiamo. Un leader può compiere azioni terribili, ma se è il nostro leader troviamo una giustificazione. Un governo può provocare sofferenza, ma se è il nostro governo la sofferenza diventa inevitabile. Un esercito può massacrare, ma se indossa i colori della nostra bandiera allora si parla di difesa, di ordine, di libertà. Il male, in questo modo, non viene soltanto tollerato: viene trasformato in appartenenza. E noi lo portiamo in giro come fosse una bandiera, convinti di difendere il bene, mentre difendiamo soprattutto il nostro bisogno di avere ragione.
Dovremmo prestare attenzione a tutto ciò che è stato generato, soprattutto negli ultimi decenni, a partire dall'11 settembre. A ciò che ci è stato raccontato, a ciò che è stato dimostrato, a ciò che resta controverso e a ciò che viene ancora utilizzato per alimentare paura, consenso e conflitti. Ma dovremmo avere lo stesso coraggio di guardare più indietro, di mettere in discussione le narrazioni che abbiamo ereditato, di distinguere i fatti dalle interpretazioni e la memoria dalla propaganda.
Anche la storia dei vinti è una storia storicizzata. Non dovrebbe essere demonizzata per il semplice fatto di appartenere a chi ha perso. Eppure, troppo spesso, è proprio il vincitore a stabilire chi sarà ricordato come eroe e chi come mostro. Il vincitore scrive la storia, la organizza secondo i propri interessi, decide quali atrocità meritano un monumento e quali possono essere lasciate nell'ombra. Il demonio, in questo caso, non è una creatura soprannaturale: è il nome che il potere attribuisce al nemico, mentre riserva a sé il diritto di chiamare giustizia le proprie azioni.
E mentre vi schierate con questo o con quello, mentre cercate il volto del male in una fotografia o la presenza del demonio in un video, chiedetevi se non siete ancora incatenati ai vecchi credo. Se non state ripetendo, con parole nuove, la stessa antica obbedienza. Perché il problema non è soltanto chi governa. È ciò che siamo disposti a giustificare quando a governare è qualcuno che sentiamo dalla nostra parte. Il male non ha bisogno di apparire demoniaco. Gli basta trovare qualcuno disposto a chiamarlo bene.
Non c'è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce. Non è dunque cosa eccezionale se anche i suoi servitori si travestono da servitori di giustizia; la loro fine sarà secondo le loro opere.
Grazie Giuseppe per aver scelto di postare questo tema. Potresti averlo scritto tu, lasci trasparire sempre negli scritti nelle interviste che rilasci, una presa coscenziale che ti individualizza. Notevole.
(2 Corinzi 11:14-15)
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