Mattarella negoziava con Juncker al posto dei governi italiani?[…] A proposito dei rapporti con la classe politica italiana, Juncker ricorda che “Vi sono personalità italiane che mi hanno profondamente marcato – risponde –. Prima di tutto, Carlo Azeglio Ciampi, uomo saggio e ponderato, ma anche Giorgio Napolitano. In questi anni di dibattiti feroci, gli italiani hanno dimostrato finezza nello scegliere i loro presidenti che si sono sempre differenziati dalla maggioranza delle personalità politiche italiane per la loro serietà e per la loro capacità a riflettere oltre la loro persona. Non amavano la combinazione, ma l’armonia”. In francese, il termine combinazione si riferisce al bizantinismo della politica italiana, agli accordi sottobanco, all’opportunismo fine a sé stesso.
“Con Giorgio Napolitano e poi con Sergio Mattarella, che appartiene alla schiera dei presidenti che ho appena citato, ho spesso negoziato, non dico in segreto ma senza troppa pubblicità, quando avevo dei problemi con i primi ministri italiani. O meglio, quando i primi ministri italiani avevano dei problemi con il presidente della commissione europea. Amavo i miei scambi con Giorgio Napolitano. Ascoltando le sue descrizioni della vita dall’interno del governo italiano sono diventato uno specialista di cose che non dovevo sapere…”.Si tratta di parole pronunciate non da uno di passaggio, ma da chi ha cominciato a frequentare i corridoi e le stanze dei bottoni di Bruxelles circa 40 anni fa, i cui ricordi potrebbero riempire più di un libro. Ma sentirsi dire che, quando i primi ministri italiani avevano problemi con la Commissione, lui “negoziava” (in segreto, o meglio, senza troppa pubblicità) con Napolitano e Mattarella è come fare entrare un elefante in una cristalleria. Viene giù tutto e nascono spontanee diverse domande.
A quale tipo di problemi si riferisce? Forse a qualche tentativo di resistenza del governo Berlusconi e del suo ministro Giulio Tremonti, rispetto a soluzioni di politica economica che hanno zavorrato il nostro Paese per 10 anni? Oppure all’indecente pressione esercitata nell’autunno 2018 sul primo governo di Giuseppe Conte, dalla Commissione che riteneva un deficit/PIL del 2,4% una minaccia per la stabilità finanziaria dell’Italia, lasciandoci alla mercé dei mercati e facendo arrivare lo spread a 300?
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