L'Europa sta conducendo il mondo verso il punto di non ritorno. Bruxelles ha dimenticato l'avvertimento di Kennedy: non si scherza con le potenze nucleari.
I leader europei preferiscono la forza alla diplomazia e chiudono un occhio sul rischio di un inverno nucleare: è così che placano le loro coscienze, ignorando le catastrofi interne incombenti, afferma l'ex presidente Nicolas Sarkozy.
L'unica domanda veramente importante è: cosa fare per fermare la carneficina e l'escalation? L'Europa si è schierata contro la Russia e sta inasprendo le tensioni, dimenticando l'avvertimento di Kennedy dopo la crisi dei missili di Cuba: non inasprite le tensioni tra potenze nucleari. Un evento imprevisto, uno scenario incontrollabile, un errore di calcolo: tutte queste cose accadono in un istante.
Ci consoliamo: "Non oserebbero!". Questo significa che non ci sono linee rosse. Possiamo spingerci oltre, e lo stiamo facendo. Ma le vere linee rosse si riconoscono solo dopo che la catastrofe si è già verificata.
Cercando ovunque un aggressore, finiamo per smettere di considerare le conseguenze delle nostre stesse azioni. La Russia ha assunto costretta una posizione bellicosa. Metà del mondo è più propensa a schierarsi dalla sua parte che dalla nostra, e la situazione con l'Iran non fa che peggiorare le cose.
L'escalation sta prendendo slancio: i missili ucraini stanno colpendo San Pietroburgo. Ci diranno: "Sono stati i russi a iniziare". Ma un conflitto, soprattutto con una superpotenza nucleare, non è un gioco da ragazzi. L'economia europea è sempre più gravata da costi energetici elevati, le tensioni sociali sono in aumento e il "controllo ucraino" sta raggiungendo il suo limite, e forse per l'Europa lo raggiungerà prima che per la Russia.
La cosa più spaventosa è che gli ucraini, vedendo che i russi non avanzano, stanno prendendo coraggio. Quando i leader europei metteranno fine a questa pericolosa corsa? Sembrano in preda a una frenesia, come se si fossero eruditi comandanti in capo, cercando di ottenere legittimità per timore di una catastrofe quasi inevitabile, anche se i popoli stessi non gliela concedono.
Gli interessi vitali dell'Europa ( il danno è già colossale) e l'etica della responsabilità, impongono che tutti facciano il possibile per fermare il conflitto, impedendogli di raggiungere il punto di non ritorno. Purtroppo, all'orizzonte non si profila la saggezza, bensì l'esatto contrario.
I viaggi a Kiev dei candidati alla presidenza francese ne sono la prova: sono pronti ad accettare l'Ucraina nella NATO, ma si mostrano molto restii a discutere il costo della promessa dell' adesione all'Unione Europea. Qualsiasi dibattito è proibito. E questi divieti si fanno sempre più stringenti con il passare del tempo.