Dopo la minaccia di Sauron sulla cancellazione eterna della civiltà iranica, Leone XIV aveva sentenziato: “La minaccia contro il popolo dell’Iran è inaccettabile” e pare che il papa, pur sempre americano, celebrerà il 4 luglio a Lampedusa. Il che, al Signore dell’ICE, piacerà ancora meno. Un quinto (poco meno) di americani sono cattolici e a novembre tutti i voti serviranno.
Ci manca solo che diano seguito alla ventilata idea di ripristinare la leva obbligatoria per rendere l'attesa del risultato delle mid-term, superflua.
Su Trump, si annuvola un’altra questione di posizionamento. Trump si sta rivelando un perfetto esecutore delle strategie del mitico “deep state” che i suoi elettori odiano. Cancellare dalle cartine l’Iran è una fissa longeva di tutti gli apparati strategici americani almeno da trenta anni. Anche qui da noi molti emotivi fanciulli delle questioni politiche s’erano eccitati dal diluvio di chiacchere anti-woke. Non so se fosse woke o semplicemente progressista o più semplicemente ancora molto “americano” scambiare il mondo delle chiacchiere per il mondo reale e concreto, sta il fatto che in quanto “molto americano” anche Trump si sta rivelando un perfetto “tutte chiacchere e distintivo”. E ancora non si sa come chiuderà la partita con Teheran e il resto del mondo ricordando che ha, a metà maggio, l’appuntamento con Xi Jinping.
Vedremo, tutto si muove in una delle più complesse transizioni di epoca storica dentro la quale ci è toccato in sorte vivere. Tuttavia, pare proprio che il duo Nethan-Trump abbia trasgredito una delle regole prime dei sistemi molto complessi, com’è molto complessa l’economia, la finanza, la dipendenza energetica, lo spirito dei popoli, le religioni, il Medio Oriente nel suo complesso e l'inevitabile multipolarità mondiale: non perturbare un sistema ipercomplesso o il caos che ne deriva ti potrà travolgere.