Famiglia nel bosco: «Così l'operatrice ha infangato i Trevallion»

Famiglia nel bosco: «Così l'operatrice ha infangato i Trevallion»

C'è un'idea drammaticamente ingenua che i cittadini conservano nei confronti dello Stato: quella che dietro un'istituzione o una scrivania dei servizi sociali, alberghi sempre e comunque il Bene. Poi, però, la realtà squarcia il velo della retorica e sbatte in faccia storie in cui il presunto aiuto si trasforma in un incubo burocratico e repressivo.

La vicenda dei coniugi Trevallion-Birmingham, genitori dei bambini della <<<casa nel bosco», ne è l'emblema perfetto. Una storia che si è arricchita di un capitolo che molti ritenevano inevitabile: l'apertura di un formale procedimento disciplinare a carico dell'assistente sociale referente del caso, tale Veruska D'Angelo, finita sul banco degli imputati davanti al Consiglio di disciplina dell'Ordine degli assistenti sociali dell'Abruzzo.

Atto dovuto o atto tardivo, l'apertura del fascicolo contro la "sceriffa del welfare".

Tutto ha inizio da un evento accidentale, un'intossicazione alimentare dovuta all'assunzione di funghi. Una lavanda gastrica, qualche ora di osservazione in Pronto soccorso e la paura che passa. Ma per D'Angelo quella sventura diventa il passaporto per una crociata antropologica: secondo quanto formalizzato nell'esposto, la professionista "stravolge, aggrava ed anzi vagheggia fatti mai verificati e smentiti da documenti ufficiali". L'assistente in effetti, nella nota iperbolica del 17 aprile 2025 indirizzata alla Procura minorile dell'Aquila, descrive i membri della famiglia come <<<<avvelenati>> e <<privi di sensi», salvati solo da <<<circostanze fortuite>>>, nonostante i referti medici, gelidi e oggettivi, parlassero di una banale intossicazione. Nessuno era in pericolo di vita, insomma, ma l'importante, per la dottoressa, era - scrivono i legali "alimentare la pervicace volontà di tratteggiare i genitori come degli sprovveduti, negligenti, pericolosi per se stessi e per i loro stessi figli».

Il capolavoro metodologico, tuttavia, si consuma sul campo: i legali annotano amaramente che in dodici mesi di presa in carico, a fronte di soli cinque incontri totali, l'assistente sociale ha ritenuto opportuno presentarsi per ben tre volte

"ingiustificatamente ed incomprensibilmente, alla presenza delle forze dell'ordine". Il culmine del sadismo burocratico si tocca il 4 aprile 2025, quando la stessa D'Angelo rivendica con orgoglio un vero e proprio raid senza mandato davanti ai tre bambini piccoli. E per giustificare l'irruzione, s'improvvisa esploratrice in terra ostile, scrivendo nei verbali che "riusciva ad oltrepassare il varco ed approssimarsi all'area boschiva abitata dai Trevallion", come se la famiglia non vivesse a ridosso della strada statale, ma in una tribù amazzonica selvaggia.

Il capolavoro metodologico, tuttavia, si consuma sul campo: i legali annotano amaramente che in dodici mesi di presa in carico, a fronte di soli cinque incontri totali, l'assistente sociale ha ritenuto opportuno presentarsi per ben tre volte "ingiustificatamente ed incomprensibilmente, alla presenza delle forze dell'ordine". Il culmine del sadismo burocratico si tocca il 4 aprile 2025, quando la stessa D'Angelo rivendica con orgoglio un vero e proprio raid senza mandato davanti ai tre bambini piccoli. E per giustificare l'irruzione, s'improvvisa esploratrice in terra ostile, scrivendo nei verbali che "riusciva ad oltrepassare il varco ed approssimarsi all'area boschiva abitata dai Trevallion", come se la famiglia non vivesse a ridosso della strada statale, ma in una tribù amazzonica selvaggia.
Anche la casa dei coniugi stranieri deve per forza rientrare nel teorema del degrado: 'II rudere si mostra fatiscente e con evidenti danni strutturali che lo rendono inagibile [...], la cucina è priva di energia elettrica e acqua corrente", riferisce l'assistente sociale, dimenticando di menzionare i pannelli fotovoltaici, la cisterna e l'acqua corrente perfettamente funzionanti.

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