Tutte queste posizioni esprimono semplicemente la negazione del motivo fondamentale dell’antagonismo fra le classi e la radice del conflitto tra potenze. Al massimo, quelle anime belle rimproverano alla borghesia più il fatto che essa genera del malcontento sociale che non il fatto che essa produce delle contraddizioni. Per loro, il proletariato esiste soltanto dal punto di vista della classe che più soffre, e ne vogliono migliorare la situazione per vie pacifiche. Con che cosa barattano le concessioni che fa loro la borghesia? La loro critica ha un carattere laterale e non di rado reazionario. Infatti, l’unico cambiamento che non invocano mai è quello dei rapporti economici.
Gli snodi della storia - come scrive in un bel saggio Enzo Traverso - sono sempre segnati da violente rotture rivoluzionarie. La Comune di Parigi del 1871, per com’è finita, è stata una grande lezione di storia. Ma la storia, come disse qualcuno, non ha alunni. Non tra i pacifisti almeno.
3 comments
Giorgio
Condivido l'analisi marxista, espulsa e demonizzata dalle democrazie del liberismo vincente ...guai ai vinti, la storia e l"attualita chi la scrive?
Certo, come i capitalisti borghesi si sono liberati dalle catene della rendita parassitaria dell'aristocrazia settecentesca... Oggi i lavoratori debbono prendere consapevolezza e capire che la figura del capitalista è obsoleta. Il capitalista organizza il lavoro altrui sfruttando la naturale cooperazione umana per ottenere sfruttamento di persone e produzione di profitto. Come dice Marx, il lavoro è un fatto SOCIALE ed è del tutto naturale la cooperazione tra esseri umani. Ad essere innaturale e mostruosa è la figura del capitalista, che drena ricchezza remunerando il lavoro con un salario minimo di sopravvivenza e distruggendo la voglia di vivere di chi subisce lo sfruttamento. Il modello potrebbero essere i ricchi kibbutz israeliani oppure le cooperative comuni di lavoro (ce ne sono molte in Centro-italia, tra le più famose la comune di Bagnaia).
Oggi i lavoratori debbono prendere consapevolezza e capire che la figura del capitalista è obsoleta.
Il capitalista organizza il lavoro altrui sfruttando la naturale cooperazione umana per ottenere sfruttamento di persone e produzione di profitto.
Come dice Marx, il lavoro è un fatto SOCIALE ed è del tutto naturale la cooperazione tra esseri umani. Ad essere innaturale e mostruosa è la figura del capitalista, che drena ricchezza remunerando il lavoro con un salario minimo di sopravvivenza e distruggendo la voglia di vivere di chi subisce lo sfruttamento.
Il modello potrebbero essere i ricchi kibbutz israeliani oppure le cooperative comuni di lavoro (ce ne sono molte in Centro-italia, tra le più famose la comune di Bagnaia).