Raramente affronto l'argomento della guerra, ma provo profondo dolore per ogni persona che perde la vita. Nonostante ciò, cerco di mantenere la lucidità concentrandomi sull'analisi economica. Come ho espresso in varie occasioni, ritengo che siamo già coinvolti nella terza guerra mondiale, la quale ha avuto inizio nel 2020. Ho discusso in molte conferenze la natura asimmetrica e di quinta generazione di questo conflitto, prevedendo la sua evoluzione verso una guerra cognitiva. Inoltre, ci troviamo in un contesto finanziario estremamente instabile, con una bolla debitoria pronta a scoppiare e di proporzioni colossali. Questo comporterà la perdita di gran parte dei nostri beni. Dovremo essere "resilienti", "non possedere nulla ed essere felici", ricordate? L'obiettivo finale è una globalizzazione comunista secondo il modello tecnocratico, orchestrato da figure influenti che hanno dato vita alle Nazioni Unite. Comprendendo chiaramente questi obiettivi, potremo interpretare gli eventi con maggiore chiarezza, senza dipendere esclusivamente da analisti esterni. Nel mio libro "Welcome to 1984", descrivo questo modello e un mondo che ricorda i film Hunger Games. È essenziale osservare il processo senza farsi travolgere dalle notizie. Dedicate del tempo all'organizzazione personale. Il reset è inevitabile, ma le conseguenze non saranno uniformi per tutti. Come ripartirete dopo?
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Mi capita sempre più frequentemente di vedere accomunate parole che hanno significati divergenti. Tra le tante "globalizzazione comunista"; 2 concetti diametralmente opposti!
La globalizzazione è figlia del turbo capitalismo, termine USA lanciato nel anni '80 dagli yuppies, figli di quel parto concettuale tra l'edonismo Reaganiano ed il celodurismo Thatcheriano. Fu L'epoca della moltiplicazione della carta "inutile" (azioni, scommesse, futures, ecc), cercando di far corrispondere a queste ultime un valore in realtà inesistente. Si è così raggiunta una ricchezza teorica 420 volte superiore alla ricchezza reale del pianeta (un default permanente). E diede inizio alla trasmigrazione della produzione verso paesi con un alto indice di povertà (in alcuni casi di schiavitù). Per cui la libertà ed i diritti erano concessi alle merci ed al capitale, ma non agli esseri umani.
Il comunismo è espropriazione della proprietà privata e gestione collettiva dei beni (non più proprietà).
Quindi la globalizzazione non può essere comunista, perché gli espropriati sono i poveri a vantaggio dei già ricchi, ma non c'è la scomparsa della proprietà privata, ma un suo passaggio in sempre meno mani (dicesi concentrazione estrema). E sopratutto, sul piano etico e politico, non c'è la gestione collettiva dei beni (ex proprietà privata), anzi.
L'associazione dei 2 termini di cui sopra, crea una dissonanza cognitiva nelle persone che non hanno approfondito i fondamentali delle dottrine politiche ed economiche.
Il Reset non è inevitabile, anzi. Per chiarezza questo dovrebbe essere in 2o grande Reset (il primo, è fallito per mera incapacità dei promotori [1]). Questo reset sta fallendo per lo stesso motivo: incapacità progettuale e strategica dei promotori, che ritengono che il solo potere dia l'intelligenza necessaria al conseguimento dei desiderata. Non è così, e questo secondo fallimento, rendono gli eredi del primo vulnerabili e rabbiosi (quindi pericolosi).
Spero di essere riuscito a dare un contributo di chiarezza in un'epoca in cui la dissonanza cognitiva la fa da padrone sulla cultura e persino sulla satira! Grazie per l'attenzione e la disponibilità.
[1] fonte: Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente dello IOR, la banca del Vaticano.