Peggio del Vietnam
I talebani sono a poche decine di chilometri da Kabul, la sua caduta e questione di un paio di settimane, forse meno. Le principali città di questo martoriato Paese cadono come birilli, mentre le truppe governative si arrendono quasi senza combattere. Queste sconfitte lasciano al governo del presidente Ashraf Ghani un controllo precario di qualche lembo di territorio attorno alla capitale. Ghani si è recato a Mazar-i-Sharif, una città assediata di mezzo milione di abitanti nel nord, nel tentativo di mobilitare le forze fedeli ai signori della guerra afgani responsabili di alcuni dei peggiori crimini della sanguinosa guerra civile degli anni 1990.
Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden aveva inizialmente annunciato che tutti i soldati statunitensi sarebbero stati ritirati dall’Afghanistan entro settembre 2021, in adempimento di un accordo negoziato tra l’amministrazione Trump e i talebani a Doha nel febbraio 2020. La maggioranza delle truppe a stelle e strisce e degli appaltatori militari ha già lasciato l’Afghanistan, e il giorno ufficiale per il completamento del ritiro è stato anticipato al 31 agosto. Washington ha dichiarato che avrebbe lasciato una forza di 650 soldati e marines a protezione dell’ambasciata americana e dell’aeroporto di Kabul. La situazione però sta precipitando, gli uomini delle forze regolari afghane si tolgono le uniformi confondendosi tra la popolazione, per cui i nuovi schieramenti statunitensi sono volti non solo a evacuare il personale statunitense, ma a ritardare la caduta di Kabul ed evitare uno spettacolo umiliante come quello nel Vietnam del Sud nel 1975.
Washington sta cercando disperatamente di mediare un accordo con il movimento islamista. L’inviato permanente degli Stati Uniti in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, già rappresentante degli interessi della compagnia petrolifera Unocal nel Paese, è stato inviato a Doha per colloqui che hanno coinvolto Cina, Russia, Pakistan, Unione Europea, Nazioni Unite e repubbliche dell’Uzbekistan e del Tagikistan. L’Iran ha rifiutato di prendere parte ai negoziati.
Era presente anche Abdullah Abdullah, presidente dell’Alto Consiglio afgano per la riconciliazione nazionale e rivale elettorale del presidente Ghani. I colloqui di Doha hanno prodotto un’offerta ai talebani di un accordo di condivisione temporanea del potere in cambio di un cessate il fuoco. Il primo ministro pakistano Imran Khan ha dichiarato che qualsiasi accordo del genere dipende dalla rimozione del presidente afghano Ghani. Il grande gioco, dopo vent’anni di guerra, si è trasformato in un grande caos foriero di altre sventure in tutto quel quadrante geopolitico. Dalla bacheca Facebook di Mario Rossi

Comments

Be the first to add a comment