La crisi della sinistra e‌ figlia di tante cose, non meno della sua crisi teorica. Come diceva Lenin, la prassi senza teoria e‌ cieca, ma la teoria senza la pratica e‌ muta. Deve sussistere un rapporto dialettico tra le due cose. La sinistra gia‌ prima ci vedeva poco, ma uscita dall’implosione dell’Urss divenne completamente cieca ed e‌ subito diventata afasica, nel senso che non ha piu‌ saputo fare analisi e dare risposte sul piano pratico, ossia un dire e fare che fosse “di sinistra”. La sinistra si e‌ trasformata in semplice apparato autoreferenziale, elettorale e di gestione del potere, hortus conclusus. Il fenomeno era gia‌ presente e non solo sottotraccia, ma in seguito al “crollo di Berlino” e‌ diventato totalitario: gli ex comunisti sono stati ben lieti di dichiararsi tutti liberali, e disponibili a imbarcare chiunque, soprattutto arrivisti, narcisi e cialtroni, generoni e caporali, insomma il peggio che si potesse.
Sposando il pre‌t-a‌-porter liberal-democratico, il capitalismo "buono" e riformabile contro quello "cattivo", cio‌ ha significato uno svuotamento critico e la sostanziale accettazione del sistema di produzione/riproduzione borghese come un dato immutabile, suscettibile semmai di continui adattamenti sulla base di estenuanti compromessi. Cio‌ che e‌ buono per i padroni della societa‌ e‌ buono anche per tutti gli altri, se ne resta qualcosa. Ma arriva il momento che non c’e‌ piu‌ posto per i giochini verbali e di gruppo, perche‌ esiste qualcosa che si chiama realta‌ e presenta immancabilmente il conto. Nel bene e nel male.