Ma bisogna pur giustificare all’imbecillità delle proprie pubbliche opinioni, uno storno così scellerato di spesa pubblica che si somma ai dazi e i costi energetici crescenti. Esperti di cosa chissà , professori intervistati pensosamente in tv dalle mogli giornaliste, giornalisti elevati a strateghi, generali che spendono tempo quotidiano davanti lo specchio per arricciarsi i baffetti malandrini, politici senza alcun senso che non darsi una qualche ragione distintiva nella scadente offerta politica, comici che non fanno ridere, è un diluvio di allarmi reiterati e crescenti.
Il bello è che nessuno ci crede, però tanto ormai nelle postdemocrazie, il consenso non serve tanto sono tutti paralizzati dal non sapere cosa altro fare che non stordirsi in qualche modo e badare ai casi propri. Mentre arriva persino un Nobel ad una giudice che ha dato sentenza internazionale di genocidio per il governo israeliano, qui si fanno decreti a protezione del sionismo scatenato, ormai ogni diga logica è andata.
Si arriva così a oggi. Trump chiama al telefono Putin, gli fa gli auguri di compleanno e gli compra del gasolio. Pare anche che si sia annunciata la ripresa di alcune joint venture di trivellazione, ovvio. Il giorno dopo, licenzia Zelensky dicendo che è ora di farsi da parte. Se si deve arrivare lì dove è ovvio si vuole arrivare ovvero congelare formalmente in conflitto e poi, nel tempo, riprendere certe collaborazioni energetiche, ci vuole un uomo nuovo com’è consuetudine in questi casi. Qualcuno spiffera (ma è da verificare) che Trump avrebbe anche ventilato la possibilità di entrare in società coi russi sul North Stream, prima o poi da riparare.
L'unico segno di vivacità politica in Europa è dato da gente che tuona contro i migranti, i gusti sessuali "invertiti" e il ripristino della tradizioni di cristianesimo virile.
La nostra attuale condizione venne ben espressa dal Manzoni: “Il nostro Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s'era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d'essere, in quella società , come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiar in compagnia di molti vasi di ferro".