𝗔𝗥𝗧𝗜𝗖𝗢𝗟𝗢 di "𝗥𝗘𝗣𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔"
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Karl spiega a Repubblica che «una fonte mi ha confermato l’interrogatorio. Secondo questa persona, l’addetto militare americano era davvero andato a sentire i due detenuti. Non ho trovato una seconda conferma e quindi non posso darlo per certo». Se così fosse, bisognerebbe capire quale autorità italiana aveva consentito la visita in prigione, e perché.

Era una pazza teoria cospirativa di QAnon, frangia della frangia dell’estremismo politico. Eppure — si legge nel libro — aveva catturato l’attenzione del capo di gabinetto della Casa Bianca e della massima leadership del Pentagono, compresa la telefonata urgente di sabato col capo della Defense Intelligence Agency. E la cosa era andata oltre il Pentagono. Il 30 dicembre, Meadows aveva inviato una mail all’Attorney General Rosen, chiedendo di indagare su #ItalyGate. Le email di Meadows, rese pubbliche nel giugno 2021 dal Comitato di Vigilanza della Camera, includevano una lettera datata 27 dicembre 2020, presumibilmente scritta da un uomo di nome Carlo Goria, membro di una società identificata come USAerospace Partners. La lettera, indirizzata a “Illustre signor Presidente”, spiegava la cospirazione e aggiungeva dettagli stravaganti, che collegavano la trama a Leonardo. La compagnia — si legge nella nota — “cambiò il risultato delle elezioni statunitensi dal presidente Trump a Joe Biden”, e lo aveva fatto “usando capacità di crittografia militare avanzate”».

Karl ha cercato di scovare l’origine del complotto, e l’ha trovata in Michelle Ballarin, fantomatica ereditiera della Virginia non nuova a simili avventure. In origine era stata lei a contattare Josh Steinman, direttore della cybersecurity al National Security Council della Casa Bianca, affinché la incontrasse nel parcheggio di un negozio di alimentari per ricevere informazioni sul complotto.
Steinman non le aveva dato retta, ma lei era riuscita comunque ad infiltrare a Mar a Lago la sua collaboratrice Maria Strollo Zack, che la sera di Natale aveva informato personalmente Trump: «Gli dissi che avevo il miglior regalo di sempre. Sapevo chi aveva rubato le elezioni».
Sembrerà pure una pazzia, ma il 6 gennaio tra i manifestanti che poi avrebbero assaltato il Congresso ce n’erano alcuni con la scritta “Italy Did It”. La nostra ambasciata a Washington si era preoccupata, al punto di rafforzare le misure di sicurezza. «Io — dice Karl — ho sentito che l’ambasciatore americano Eisenberg è rientrato in anticipo dall’Italia, per un problema di protezione personale legato a questa vicenda». La spiegazione sarebbe che i trumpisti non lo ritenevano abbastanza leale, e ciò lo metteva in pericolo. Ora resta solo da capire quanto sapesse il governo italiano, e fino a che punto si è spinto per assecondare questa follia.

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